Nicolais, lo scienziato che guida gli statali con annunci a vuoto

Da barone universitario alla Funzione pubblica: soffia la poltrona a Linda Lanzillotta e in otto mesi fa impossibili promesse di riformare ciò che in 60 anni non è mai cambiato

Catapultato dall’Università, dove era un barone, al Governo, dove è un nessuno, l’ingegner Luigi Nicolais (Gino per gli amici), ha avuto un attimo di smarrimento. Nominato ministro della Funzione Pubblica per un complicato calcolo altrui, si sentiva un pesce fuor d’acqua. Ha quindi approfittato del giuramento al Quirinale per prendere, da illustre scienziato qual è, le misure ai colleghi ministri.
Per prima cosa, ahimè, ha incrociato gli occhi della ministra Linda Lanzillotta (Margherita) e di istinto ha abbassato i suoi. Sapeva infatti di averle scippato la poltrona della Funzione pubblica su cui era stato seduto suo marito, il ds Franco Bassanini, e che era destinata a lei per meriti parentali. Dirottata all’ultimo agli Affari regionali, Linda era rimasta assai male anche se ora nascondeva la delusione dietro un eroico sorriso e un pimpante tailleurino bicolore. Gino, che è un gentleman napoletano, si pentì subito di avere distolto lo sguardo e, a mo’ di scusa, si mise accanto a Linda per la rituale foto collettiva.
Intanto, continuava la disamina dei colleghi. Tralasciando quella nera del ministro Cesare Damiano, notò che ad avere la barba bianca erano in tre. Ma, senza falsa modestia, la sua era la più bella. Quella di Alex Bianchi, ministro dei Trasporti dei Comunisti italiani, era un inguardabile cespuglio da guerrigliero sudamericano. Modesta anche la barba del prodiano Giulio Santagata (Attuazione del programma), eccessivamente striata di peli scuri per insidiare la bianca solennità della sua. Tra noi, concluse Nicolais, non c’è niente in comune, salvo il fatto - e il pensiero lo colpì dolorosamente - che tutti e tre siamo dei carneadi trattati con sufficienza dai colleghi famosi, come quel pavone lì di Rutelli che non mi degna di uno sguardo.
Superare il complesso dell’anonimato è stato l’obiettivo di Nicolais in questi otto mesi a Palazzo Vidoni, sede dell’ex Funzione pubblica, oggi, «ministero delle Riforme e innovazioni della Pubblica amministrazione». Gino ha puntato sugli annunci. Ne ha fatti così tanti che nessuna persona al mondo riesce più a individuare la linea di confine tra realtà e chiacchiere.
L’estate scorsa ha promesso l’accelerazione delle pratiche burocratiche. Entro 90 giorni saranno sbrigate anche le più complesse. Per mostrare quanto ci teneva, ha raccontato un’esperienza personale. A sua suocera, inferma, fu riconosciuta l’indennità di accompagnamento sei mesi dopo la morte. Figurarsi, quindi, se lui queste cose non le capiva. Si è poi addentrato nei particolari. Per ogni ritardo, il cittadino otterrà un risarcimento: un bonus fiscale da scontare con la dichiarazione dei redditi. A ogni successiva intervista, Gino perfezionava il piano. Stava per annunciare che al bonus sarebbe stata aggiunta una lettera di scuse e un mazzo di fiori, quando le ferie estive misero fine alle sue fantasticherie.
In autunno, dopo le vacanze a Palinuro, il ministro ha aperto un capitolo ancora più ambizioso. Fondere gli enti di previdenza, Inps e Inpdap, con l’obiettivo di risparmiare la bellezza di un milione di euro. Poi, in rapida successione: sopprimere gli enti inutili, che da 60 anni resistono a ogni tentativo; dare una stretta alle consulenze; snellire le amministrazioni pletoriche. Sull’abbrivio, eliminare i certificati superflui. Primo tra tutti quello di «sana e robusta costituzione» che oggi si richiede anche ai docenti di epigrafia greca, mentre sarà sufficiente esigerlo per pompieri, truppe speciali e scorte armate. Questi annunci hanno fruttato a Gino diverse interviste per appassionati, comparse su giornali specialistici come Il Sole 24 Ore, l’«Eco del Fante», il «Fanfulla dei Nocs».
Poiché tutto ciò non è bastato a dargli notorietà, Gino si è cimentato nelle settimane scorse con un argomento rovente: l’efficienza dei pubblici dipendenti. Lo spunto glielo ha dato Pietro Ichino. Lo studioso ha proposto la creazione di un’Authority indipendente col compito di valutare i dipendenti statali e il potere di licenziare gli scaldasedie. L’iniziativa, ribattezzata dalla stampa «la cacciata dei fannulloni», è inizialmente piaciuta al ministro. L’ha definita «interessante» e ha cominciato a cavalcarla con interviste ai soliti giornali. L’euforia è durata un paio di giorni, finché il responsabile del pubblico impiego della Cgil, Carlo Podda, non ha lasciato cadere un sibillino: «Non ho capito bene». Gino ha subito corretto il tiro, precisando che l’idea di Ichino era «interessante sì, ma solo in linea di principio». Al che Podda ha preso cappello del tutto e ha replicato: «L’Authority di Ichino è un delirio autoritario». Il ministro è sbiancato anche sotto la barba e ha fatto un precipitoso dietrofront. Ha convocato i giornalisti e ha ulteriormente limato il suo pensiero. «Io non insisterei sull’Authority», ha premesso. Poi, ha esposto il seguente progetto alternativo. Creare una commissione di valutazione dei burocrati formata da tre persone: un cittadino, un ministeriale e un sindacalista. In altre parole, due voti garantiti a favore del burocrate, poiché non si è mai visto un sindacalista votare contro un iscritto, né un ministeriale votare contro un collega. Insomma, una furbata con cui l’ingegnere-ministro cercava di conciliare il suo anelito a modernizzare la Pa con l’imperativo di tenersi buona la Cgil.
Nicolais non sarà un grande politico, ma è uno scienziato super. Nato 64 anni fa nell’hinterland napoletano, a Sant’Anastasia, Gino è ingegnere chimico, prof di Tecnologia dei polimeri e di Nanotecnologia all’Università Federico II, docente nelle università di Seattle e del Connecticut, autore di sette libri, 60 recensioni e 400 articoli. È intervenuto inoltre - come precisa con nanominuzia la sua biografia ufficiale - a 206 congressi ed è titolare di 25 brevetti.
È separato, padre di alcuni figli e nonno di un paio di nipoti. Ha una compagna, Donatella, insegnante di liceo, e una campagna a Ercolano. Gino è un forsennato coltivatore di ogni sorta di peperoncino, anche il più esotico, che dona con fierezza agli amici con la formula orgogliosa: «Eccoti un peperonGino». L’estate scorsa ne ha regalato una scatola a Luca Cordero di Montezemolo. Nicolais è infatti di casa nel mondo industriale. Legato all’ex vice dell’Unione industriali di Napoli, Marco Zigon, fu introdotto da lui nella cerchia di Antonio D’Amato, il già presidente della Confindustria. I due sono stati a lungo pappa e ciccia.
Per anni, le simpatie politiche di Gino sono apparse di centrodestra. Anche la sua vita di agiato borghese pareva confermarlo. Abita nell’elegante zona di Posillipo, è mondano, salottiero, squisitamente vestito (prevalentemente di blu), perfino sibarita. Ha infatti un vero culto del buon pesce e delle grandi cene. Quando l’ex vice ministro dei Beni culturali, Antonio Martusciello di Fi, si candidò sindaco di Napoli contro Antonio Bassolino, Nicolais era assessore in pectore della Giunta di centrodestra nell’eventualità di vittoria.
Fu dunque una bomba vederlo passare nelle file ds con Bassolino Governatore della Regione. ’O re, che aveva già abbondantemente pescato nella borghesia delle professioni con i vari Barracco, il notaio Santangelo, ecc., voleva con Nicolais farsi strada tra l’intellighenzia dell’Università. L’ingegnere rispose pronto all’appello e fu nominato assessore regionale all’Innovazione. L’avvicinamento di peperonGino ai Ds era stato propiziato dal bassoliniano Scipione Bobbio, caposcuola della Facoltà, oggi defunto. L’idillio con ’O re durò fino al 2005, quando le nuove elezioni locali ridimensionarono i Ds a vantaggio di demitiani e margheritini. A corto di posti nella nuova legislatura, Bassolino scelse di sacrificare Nicolais per confermare assessore Ennio Cascetta, pezzo da novanta del partito. Gino mise un muso lungo che pareva un formichiere, tanto che ’O re si precipitò a risarcirlo facendolo consulente (categoria che oggi, da ministro, vuole ridimensionare) per «l’emergenza Sarno». Ma ormai il feeling era rotto. In questo vuoto sentimentale si tuffarono in due, da sponde opposte. Da un lato il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, che cercò di riportare Nicolais nella Cdl nominandolo consulente (e dàlli!) del ministero, su consiglio del napoletano Stefano Caldoro, suo sottosegretario. Dall’altro, Max D’Alema che prese Gino sotto la sua ala e lo spedì in Puglia, suo collegio elettorale. Il Governatore di Rc, Nichi Vendola, si mise a disposizione e nominò l’ingegnere alla presidenza dell’Agenzia regionale dell’innovazione.
Fu l’inizio di un inarrestabile crescendo, che nasconde un piano segreto di D’Alema. D’accordo con Piero Fassino, Max vuole, udite!, preparare Gino a sostituire Bassolino in Campania. Infatti, ’O re è ormai indigesto anche ai Ds per la penosa condizione della Regione sommersa di rifiuti e camorra. Di qui, la sorprendente nomina dello sconosciuto ingegnere a ministro, allo scopo di dotarlo del pennacchio necessario ad affrontare il duello. Bassolo, che ha capito tutto, fa finta di niente. Ha cercato anzi di fare credere di avere voluto lui Gino ministro. In realtà, è sul chi vive perché sa di avere contro anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. È da quel dì che i due sono cane e gatto. Antonio, parlando in sinistrese, è un operaista ingraiano, Giorgio un migliorista moderato. ’O re, in un quindicennio, ha distrutto sistematicamente la corrente del presidente a Napoli, i Valenzi, i Geremicca, ecc, e ora ne teme la vendetta. Nicolais intanto ha rafforzato la sua posizione entrando nella manica anche di Napolitano grazie al suo braccio sinistro universitario, Ivano Russo, molto legato all’inquilino del Quirinale. Le premesse per la vittoria sono state poste.
Se tutto andrà come vuole la Quercia, l’Ulivo a Napoli avrà la sua razione di peperonGino.