Nicolas Cage apprendista mago riesce a stregare New York

La parola chiave è: matrioska. Perché tutto, nella storia e nel destino de L'Apprendista Stregone - in uscita nelle sale il 18 agosto - ruota attorno a un gioco ad incastri, tipico della caratteristica bambola russa. L'ultimo film ad alto tasso spettacolare in cui si consuma, ancora una volta, il fortunato matrimonio cinematografico tra il produttore Jerry Bruckheimer e la major Disney è il parto perfetto di un uomo - Bruckheimer, per l'appunto - che a tutti gli effetti è lo stregone numero uno di Hollywood: i suoi film - successi come Top Gun, Con Air, Armageddon, Fuori in 60 secondi, la saga dei Pirati dei Caraibi, buon ultimo Prince Of Persia - sono veri e propri circhi visivi, infarciti di azione, adrenalina e una cascata di effetti speciali. Non fa eccezione, ovviamente, quest'ultimo predestinato blockbuster (150 milioni di dollari di budget) nel quale l'unica cosa assolutamente statica e immutabile è, come al solito, l'espressione di Nicolas Cage, simpatico eroe da genere adventure-fantasy, espressivo quanto un comodino dell'Ikea ma infallibile nel gestire storie assurde dove conta soprattutto saltare e scandire battute da spaccone. Difatti, non è un caso che ci sia sempre lui al centro di fughe, esplosioni e viaggi nel tempo di film targati Disney e Bruckheimer come Il mistero dei Templari e Il mistero delle Pagine Perdute.
La scintilla da cui è nata l'idea de L'Apprendista Stregone risiede sempre tra le mura di casa Disney: l'intero film nasce infatti da una singola scena, sulla quale si è depositato, esattamente a matrioska, il resto della storia. In occasione del 70esimo anniversario del classico d'animazione Fantasia, infatti, l'idea intrigante (per la cronaca, balenata nella testa di Nicolas Cage: «Per me Fantasia è il più bel film di sempre, è il primo film che i miei genitori mi hanno fatto vedere, il mio primo passo nel cinema») è stata quella di riprendere la mitica scena di Topolino apprendista stregone inguaiato dalle scope e dai secchi viventi, uno dei momenti magici del lungometraggio passato alla storia del cinema per la fusione perfetta tra immagini e musica, uscito nel lontano 1940. La «rinascita» del celebre scena disneyana, però doveva avvenire in un film «in carne ed ossa», attraverso l'uso della tecnica del live action e le magie in computer graphics. Da questa singola intuizione sarebbe nata la sceneggiatura di Matt Lopez, Lawrence Konner e Mark Rosenthal nella quale un giovane nerd newyorchese di nome Dave (Jay Baruchel) si ritrova involontariamente al centro di una lotta titanica tra maghi, una sfida che prosegue da centinaia di anni, esattamente da undici secoli, e che il destino intende concludere nella contemporanea New York. Balthazar Blake (Nicolas Cage) è uno stregone discepolo del Mago Merlino, vigliaccamente ucciso dalla Fata Morgana: l'uomo è riuscito a rinchiudere in una magica matrioska le entità di Morgana, dell'amata dama Veronica (una Monica Bellucci come al solito bellissima e improbabile) e di un altro pericoloso stregone, l'ex amico Maxim Horvat (interpretato magistralmente da un teatrale e sulfureo Alfred Molina), e attende di scoprire, vagando nei secoli, colui che potrà sconfiggere definitivamente quei malvagi maghi momentaneamente intrappolati, la cui intenzione è naturalmente distruggere il mondo così com'è conosciuto. La chiave di tutto è il giovane Dave, appassionato di fisica, innamorato non corrisposto della bella studentessa Becky (Teresa Palmer): lui verrà addestrato da Balthazar a sconfiggere le forze del male sviluppando le proprie innate capacità stregonesche. Oltre a ciò, nella storia esplode in tutta la sua regalità un altro protagonista vincente. Anzi, si tratta di una signora: è New York, i cui palazzi e monumenti vengono plasmati e rianimati dalle sfide magiche dei contendenti, e le cui strade si fanno salotto iper-cinetico di inseguimenti pazzeschi. «L'idea che volevamo suggerire era quella che i maghi e gli incantesimi fossero presenti a New York - ha spiegato il regista Jon Turteltaub - Ci sembrava divertente mostrare allo spettatore la magia insita negli oggetti comuni di ogni giorno, piuttosto che dar vita dal nulla a nuove creature». E così, la statua del celebre toro di Wall Street si anima per diventare un killer letale, e le sculture gotiche di alcuni vecchi palazzi prendono il volo. Fantasia e spettacolarità: «L'apprendista stregone è una lettera d'amore a New York», ha detto il giovane protagonista Jay Baruchel, e senza dubbio è vero. Quanto alla nostra Monica nazionale - la Bellucci dalla erre arrotata e dal viso rinascimentale -, bè, per lei il copione prevede un finale di passione e thrilling nel quale la diva ce la mette tutta. Ma l'incantesimo di convincere lo spettatore di avere qualcosa a che fare con la storia, proprio non riesce.