Nicolas e Ségolène dividono le stelle

Parigi - Tutto cominciò nel novembre del 2005, quando nel pieno della rivolta delle periferie, una delle grandi glorie del calcio francese, Lilian Thuram, accusò Nicholas Sarkozy, all’epoca ministro degli Interni, di aver offeso tutti i cittadini di colore definendo «feccia da ripulire col ddt» la gioventù ribelle delle banlieues. Da allora Thuram, che è anche membro dell’Alto consiglio dell’integrazione, non ha cambiato idea: pur non sostenendo candidati, ribadisce la necessità di fermare il leader del centrodestra, reo, a suo giudizio, di dare una spiegazione razziale al problema della delinquenza.
Una bella rogna per Sarkozy, che sciocco non è e che è ben consigliato, ha capito per tempo che l’unico modo per contrastare l’effetto Thuram era di mobilitare il maggior numero di star, sportive ma non solo. L’ex terzino della Juve non ama Sarko? Basile Boli, mitico difensore dell’Olimpique Marseille, originario della Costa d’Avorio, invece lo adora. Fino a ieri era di sinistra, ma ora è persuaso che il candidato gollista «abbia la forza e il coraggio per cambiare le cose, nell’interesse innanzitutto dei giovani d’origine africana». Uno a uno e via di corsa altre firme celebri, che peraltro sono ben liete di schierarsi.
Anche in Francia il mondo dello spettacolo ha bisogno di avere solidi referenti politici. Mitterrand era adorato da attori e intellettuali e Chirac, per non essere da meno, ha saputo crearsi una rete di consensi; ma quest’anno la scelta è più difficile. A pochi giorni dal primo turno delle elezioni, nessuno sa con certezza chi sarà il prossimo Presidente. Eppure non si può più tergirversare: bisogna puntare sul cavallo vincente. Molti lo hanno fatto, per la gioia dei politici, che contano sull’effetto «transfer», ben noto agli esperti di comunicazione: il sostegno di un personaggio popolare fa salire, per associazione psicologica, il livello di gradimento del candidato. E quando il 42% degli elettori è ancora indeciso, queste astuzie possono risultare decisive.
Dunque ecco che il carnet dei tre principali candidati si è improvvisamente riempito di cognomi celebri; a dir la verità più per Sarkozy e la Royal che per Bayrou.
Jean Reno, attore dal volto spigoloso e dall’animo romantico, protagonista del thriller Léon e della commedia French Kiss, stravede da sempre per l’ex ministro dell’Interno, che è stato suo testimone di nozze. Anche Gérard Depardieu si è lasciato sedurre da Sarkozy, che, dice, è «l’unico uomo politico capace e che lavora davvero», mentre l’attrice a cui è stato a lungo legato, Carole Bouquet, tifa per Ségolène. Dopo aver firmato un appello in suo favore, le ha augurato in tv «un destino nazionale». Insomma, un colpo di fulmine; come quello di un’altra attrice, bella e famosa, Emmanuelle Béart, da sempre schierata a sinistra, e che quest’anno ha fatto campagna per la Royal, facendosi ritrarre sovente in prima fila ai suoi comizi.
Di tutt’altro avviso, invece, Alain Delon, che ha definito pubblicamente Sarkozy un ministro «eccezionale e prestigioso». Di certo Sarko piace a non pochi atleti, come l’ex campione di formula uno Alain Prost, che stravede per lui: «È l’unico capace di distinguersi nella mediocrità generale», ha dichiarato. Anche l’ex tennista Henri Leconte voterà a destra, mentre Bernard Laporte, allenatore della squadra nazionale di rugby, non nasconde le sue simpatie per il candidato gollista. Considerata la popolarità di questo sport in Francia, è come se l’anno scorso Lippi avesse fatto campagna per Berlusconi o per Prodi. Manu Gaidet, triplo campione di sci nella categoria Free Ride è persuaso che «Sarkozy sia un vincente e che ami davvero il Paese». Uno splendido spot elettorale.
Ségolène ha meno successo tra gli sportivi, ma può contare su Yannick Noah, l’ex vincitore del Roland Garros e ora cantante di spicco, al secondo posto (dopo Zidane) tra le personalità più popolari di Francia. Lo scorso 5 aprile ha dichiarato la sua fede politica: «A sinistra, a sinistra, sempre a sinistra». E, soprattutto, la sua diffidenza per Sarkozy: «Sarei molto deluso se fosse eletto, e come me, tutti i lavoratori immigrati e coloro che sono obbligati ogni giorni a dimostrare di essere francesi a dispetto del colore della loro pelle».
Anche il velista Frank Cammas sembrava vicino alla candidata socialista, ma quando il suo nome è stato pubblicato su una lista di sostegno, si è subito ritratto, peraltro da buon navigatore che sa fiutare il vento. La Royal va molto meglio tra gli attori: Jeanne Moreau in marzo ha preso la parola durante un meeting del partito in difesa della cultura, mentre Michel Piccoli si batte «contro la destra dell’arroganza e in favore della sinistra della speranza».
E Bayrou? Atleti famosi zero. Nel mondo del cinema, invece, qualche appoggio lo trova. In particolare gli attori Vincent Lindon, Richard Bhoringer, François Berléand, tutti e tre sedotti dalla semplicità del leader centrista, l’unico capace, a loro giudizio, di interpretare la Francia più autentica. Le Pen, invece, è ancora una volta solo: nonostante l’inatteso successo di cinque anni fa, nessun Vip osa schierarsi al suo fianco. Alla carriera, certo, bene non fa.
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