Nicolas-Ségolène lo scontro perfetto

Parigi - Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal, lo scontro perfetto. Perché lui è di destra e lei di sinistra? Perché uno è uomo e l’altra è donna? Ovviamente sì; ma non solo. Anche la Germania ha dovuto scegliere tra un lui, Gerhard Schröder e una lei, Angela Merkel, ma le differenze politiche erano meno marcate e le personalità meno affascinanti. Anche la Francia nel passato recente ha dovuto scegliere tra un candidato di destra, come Chirac, e uno di sinistra, come Jospin, che però rappresentavano le vecchie logiche politiche. Adesso è diverso. Tutto, ma proprio tutto, sembra contrapporre Sarko e Ségo, persino lo zodiaco.
Acquario-Vergine
La curiosità: Nicolas è Acquario ascendente Vergine, Ségolène è... Vergine ascendente Acquario. L’astrologa più famosa di Francia, Elizabeth Tessier, aveva previsto tempo fa che sarebbero arrivati al ballottaggio. Il periodo è propizio per entrambi, ma dai primi di maggio più per lui che per lei; dunque stasera, secondo le stelle, dovrebbe vincere Sarkozy.
Progressista-conservatrice
Blair ha fatto scuola: da uomo di sinistra ha fatto politiche di destra; in Francia oggi Sarko propone riforme di rottura con le consuetudini sociali e politiche, che invece vengono difese dalla Royal: in queste elezioni la vera conservatrice è lei, a partire dal ruolo dello Stato.
Liberale-statalista
La Francia è immobile da troppo tempo: non crea più ricchezza e spende più di quanto guadagni. È una repubblica monarchica imperniata sul ruolo di uno Stato onnipresente. Sarko dice basta. Lo hanno accusato di essere un liberista thatcheriano. Falso, è un liberale pragmatico che vuole incoraggiare l’imprenditoria e il capitalismo ma senza cancellare le riforme sociali. È un riformista cauto, ma tenace. La Royal no. Rivendica un nuovo metodo di governo, più vicino ai cittadini - e questa rappresenta la sua grande novità - ma in economia non intende cambiare nulla. La Francia è statalista? Tale deve restare, possibilmente accentuando ancor di più l’incidenza del settore pubblico.
Meritocratico-assistenzialista
Sarko pensa che un pizzico d’America non farebbe male al suo Paese. Degli Usa ammira la cultura del lavoro, l’abnegazione, la meritocrazia; valori che vorrebbe applicare alla società francese per renderla più dinamica e garantire una vera mobilità sociale: chi lavora bene e intensamente sale, chi non è all’altezza scende, anche quando parte da un censo elevato. L’idea è semplice, ma Ségo la rifiuta. Come tutti i francesi di vecchio stampo, ritiene che il Nuovo mondo non abbia nulla da insegnare e che pertanto non sia possibile rinunciare al dogma dell’assistenzialismo e del livellamento tra le classi sociali. Lui è il candidato della crescita economica, lei della redistribuzione.
Concreto-astratta
Sarko ha un programma preciso e articolato attorno a tre punti chiave: il lavoro, la sicurezza, l’identità. Ségo ha impostato la campagna su slogan immaginifici come «la democrazia partecipativa», «più giusta, la Francia sarà più forte», «vincere tutti, vincere assieme», ma dai contenuti vaghi. L’obiettivo è chiaro, i mezzi per raggiungerlo no.
Realista-moralista
Nicolas è persuaso che per risolvere qualunque problema occorra partire dall’esame della realtà, senza condizionamenti ideologici. Sarko crede nell’etica dei risultati: un uomo (e un presidente) va giudicato dal suo operato. Ségo invece ritiene che la qualità di una persona dipenda dalla sua integrità morale e dal suo senso dell’equità. Nella campagna elettorale questi tratti caratteriali sono emersi chiaramente: lui si è presentato come il «presidente del fare», lei ha proposto solennemente «un patto d’onore per una Francia giusta e onesta». Meglio un uomo d’azione o una donna di principi?
Laureato-“énarque”
È una delle tante peculiarità della Francia: gli énarques sono i diplomati dell’Ena, la Scuola che forma gli alti funzionari dello Stato. Un’élite che da decenni occupa i vertici di istituzioni, aziende e partiti sia di destra sia di sinistra. Rappresentano l’establishment; anzi, una casta, che non ama gli intrusi. La Royal è una di loro e, al di là della retorica gauche, garantisce la perpetuità del sistema. Sarkozy è un semplice laureato in legge, che è sempre stato osteggiato dagli énarques e che ora vuole cambiare le cose. La casta per questo lo teme.
Cattolico-laica
Da giovane Nicolas ha ricevuto un’educazione religiosa blanda, lei invece rigorosamente cattolica. Sarkozy, sebbene poco praticante, adesso ostenta la propria identità cristiana e ammira Giovanni Paolo II «per la sua capacità di essere fermo sui principi e al contempo aperto al mondo». Ségo non parla mai di fede, né delle proprie origini cattoliche e sembra essersi allontanata dalla Chiesa. In campagna elettorale lui ha rivendicato le radici cristiane della Francia, rompendo la consuetudine che impone ai candidati di non mischiare politica e religione; lei è stata nella norma, ignorando tutte le fedi.
Collegiale-individualista
Ancora una volta i ruoli si ribaltano: Sarkozy crede nel gioco di squadra e da sempre si attornia di collaboratori fidati e competenti, che sa motivare pur mantenendo la leadership del gruppo, talvolta energicamente. Ségolène è egocentrica e diffidente: non delega mai e tende a essere autoritaria. Si fida poco degli altri e molto di se stessa.
Semplice-complessa
Di Sarkozy sappiamo praticamente tutto: i suoi pregi (è intraprendente, dinamico, volitivo) e i suoi difetti (è teso, impaziente, irascibile). Della Royal, invece, continuiamo a conoscere poco, nonostante sia sulla ribalta da mesi. Nessuno è sicuro di conoscerla davvero bene. Enigmatica e ambiziosa, per mesi ha sedotto la Francia - e il mondo - con un sorriso radioso, un volto splendente, un’eleganza autorevole e al contempo femminile. Sembrava quasi dolce, sebbene sempre sfuggente. Poi nel dibattito televisivo di mercoledì scorso è apparsa un’altra Royal - acida, inopportuna, aggressiva. Chi è la vera Ségolène, il cigno di prima o il cobra di adesso? Ed è all’altezza dell’Eliseo? Troppi dubbi per una Francia che cerca innanzitutto certezze.
marcello.foa@ilgiornale.it