Nicole Bru, la mecenate che fa impresa

Oggi al teatro La Fenice di Venezia, si tiene uno dei concerti chiave di un nuovo Festival musicale che ha sede nella Serenissima, al Palazzetto Bru Zane. La manifestazione, 118 appuntamenti in un anno, è promossa e finanziata fino all’ultimo centesimo da Nicole Bru: donne fra le più ricche di Francia.
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Oggi Venezia parlerà francese. Al teatro La Fenice (ore 20) approda l’Orchestre National de France condotta da un direttore epocale come Sir Colin Davis. Sui leggi, solo partiture di Hector Berlioz. L’appuntamento spicca nel cartellone del Festival veneziano messo a punto dal Palazzetto Bru Zane, una stagione che conta 118 spettacoli e concerti, fra la Serenissima, anzitutto, e alcune città d’Italia: in testa Roma e la sua Accademia di Santa Cecilia. Quanto a Milano, si punta su una collaborazione con la prossima edizione del Festival Mito, così come spunta il nome d’oro della Scala. Concerti che già stanno circolando in Europa, Asia e, tra breve, Usa. In epoca di tagli, a Venezia spunta un nuovo festival? Sì, è così. Ma è il frutto di una privatissima impresa, in gioco, neanche un centesimo di euro pubblico. L’impresa fa unicamente capo a Nicole Bru, donna fra le più ricche di Francia, medico che una volta rilevato l’impero del marito, l’industria farmaceutica UPSA, in cinque anni doppiò i ricavi. Poi, per conto proprio, fondò il gruppo finanziario Halisol, altro successo. E’ istintivamente imprenditrice Madame Bru, 72 anni, niente fronzoli e chiacchiere, semmai progetti destinati a diventare realtà. E’ minuta, aspetto androgino e uno sguardo che mette in riga anche la ciurma più scalcinata. Ama pilotare l’elicottero, e una così non può che avventurarsi in lunghe tratte, del tipo: Francia-Vietnam, il suo primato. E’ francese, abita a Ginevra, un paio d’anni fa mise gli occhi sul Palazzetto Zane, una costruzione veneziana d’antico splendore ma abbandonata a sé, nell’ultima fase era appartenuta agli Asburgo, evidentemente non più “felix”. La signora Bru ha ristrutturato il Palazzetto da capo a piedi, e da ottobre ne ha fatto un centro di produzione musicale focalizzato sulla musica francese d’Ottocento. Costi: 8 milioni l’acquisto del Palazzetto, ora Bru-Zane, 4 milioni e mezzo le spese per la ristrutturazione. Ammonta a tre milioni e mezzo il budget che la signora stanzierà annualmente per promuovere ricerche musicali che avranno il Palazzetto come quartier generale. Milioni che escono dalle sole tasche della signora: un raro caso di mecenate ad ampio raggio. Ha creato una rete di fondazioni per sostenere la scolarizzazione in aree povere, ha avviato centri per la lotta contro il dolore e forme di sostegno per donne vittime di abusi sessuali. Ed ora, ha puntato sulla musica. E’ una donna d’azione, poco incline alle discettazioni, però sente di ricordare ai paperoni d’Italia che “tutto ciò che è prodotto per il bene dell’uomo, dunque la cultura, favorisce il progresso”. Lei va avanti per la sua strada, imperterrita, e pazienza se capiterà che la Francia possa leggere nell’operazione Bru-Zane un tradimento, “siamo in un’epoca dove le distanze sono estremamente raccorciate. Il mondo è aperto. Parigi e Venezia sono così vicine, dopotutto”, ironizza la signora. Che non teme le distanze data la flessibilità di pensiero e la consuetudine a pilotare elicotteri. Così come organizza voli privati per portarsi ai concerti di Venezia gli amici parigini.