Nicoli Cristiani, i soldi trovati non erano quelli di Locatelli

La domanda, a questo punto, è invitabile: da chi arrivavano quei soldi? I guai con la giustizia di Franco Nicoli Cristiani, l’ex vicepresidente del Consiglio regionale finito in carcere con l’accusa di aver intascato una tangente per sbloccare una pratica relativa a una discarica nel Cremonese, rischiano di essere solo all’inizio

La domanda, a questo punto, è invitabile: da chi arrivavano quei soldi? I guai con la giustizia di Franco Nicoli Cristiani, l’ex vicepresidente del Consiglio regionale finito in carcere con l’accusa di aver intascato una tangente per sbloccare una pratica relativa a una discarica nel Cremonese, rischiano di essere solo all’inizio. Perché gli accertamenti effettuati dalla Procura e dalla guardia i finanza hanno portato a esiti inattesi. Ovvero, i soldi che l’imprenditore Pierluca Locatelli ha ammesso di aver versato al politico (due tranche da 100mila euro) non sono quelli trovati in casa di Nicoli cristiani nel corso delle perquisizioni. Ecco allora l’interrogativo degli inquirenti: chi glieli ha dati?
La novità è emersa dopo le dichiarazioni al pm dello stesso Locatelli. L’imprenditore ha raccontato di aver pagato all’ex vicepresidente del Pirellone 200mila euro per ottenere il via libera (poi arrivato) a trasformare la cava di Cappella Cantone - in provincia di Cremona - in una discarica per lo stoccaggio dell’amianto. A fare da intermediario sarebbe stato Giuseppe Rotondaro, il funzionario dell’Arpa arrestato lo scorso 30 novembre, a cui sarebbero andati 10mila euro. Ma il punto è che, stando alla ricostruzione di Locatelli, il taglio delle banconote che avrebbero costituito i due versamenti da 100mila euro l’uno non corrisponde a quello dei biglietti trovati nel corso della perquisizione fatta dalle fiamme gialle nell’abitazione di Nicoli Cristiani. Dunque, in Procura si apre un nuovo fronte. Qual è l’origine di quei soldi?
Il dubbio degli inquirenti è che si tratti di contanti frutto di un’altra mazzetta. Nicoli Cristiani, invece, si è difeso sostenendo di non aver mai preso tangenti, e che quel denaro era frutto di un’operazione immobiliare. Una versione che non è stata ritenuta credibile dal tribunale del Riesame, che nei giorni scorsi ha negato la scarcerazione del politico.