Nidi e materne, per 550 bambini non c’è posto

Una mamma: «Non siamo stati accettati nelle tre strutture del quartiere e mi offrono una soluzione distante chilometri»

Gioia Locati

«Siamo al 20 del mese e non sappiamo ancora se nostra figlia andrà all’asilo, nessuno ci ha comunicato nulla». È lo sfogo di una mamma «in lista d’attesa» per la materna. «Non solo non c’è posto nella scuola più vicina (via Toce) ma anche nelle altre due di zona consigliateci al momento dell’iscrizione, in via Imbonati e in via Quadrio». In città sono 44 le famiglie in questa situazione: per i loro figli di 3 anni compiuti non c’è posto all’asilo comunale. Ben più numerose le coppie che cullavano il sogno di un nido (505) e dovranno ora ripiegare su tate o alternative private. «Oltre al vuoto di comunicazione - ha aggiunto la mamma - c’è che quando abbiamo chiesto spiegazioni ci sono stati offerti asili a chilometri di distanza. È assurdo pensare di caricare il bambino in macchina al mattino presto e di stare in coda nel traffico». In effetti i posti liberi nelle materne e nei nidi ci sono e superano di gran lunga le domande delle famiglie (vedi grafico). Il problema è che non si trovano nei posti giusti, ossia nei quartieri di maggior richiesta. Fra le zone più critiche ci sono la 4, qui in luglio ben 10 bambini aspettavano di entrare all’asilo di via Colletta; la 7, fra via Branca e via Seprio sono 25 i bimbi rimasti fuori e la 9 con i suoi 32 in lista d’attesa. Ben più alti i numeri di chi è rimasto senza un nido, nell’estesa zona 4 l’offerta e la domanda che non si incontrano sono ancora più evidenti: 93 bimbi sono rimasti fuori e 54 posti sono liberi. Scomodi, questi ultimi, per tutte le 93 famiglie.
«Sono anni che insistiamo su questo aspetto - ha ricordato Marilena Adamo, capogruppo dei consiglieri Ulivo in Comune - materne e nidi devono essere di vicinato, non si può pensare a un tragitto di un’ora con un bimbo piccolo. Se la città offre posti che non servono bisogna mettersi d’accordo, studiare i bisogni reali e non appagarsi di numeri (quelli delle liste d’attesa) che sembrano ridotti e in realtà sono cifre virtuali. Faccio un esempio, in città ci sono 30mila bambini in età da nido ma le domande non superano le 10mila, vuol dire che 20mila famiglie rinunciano in partenza. Nessuno ha la bacchetta magica ma se è vero che in questi ultimi anni sono nati più bambini ed è l’anagrafe a dirlo, si potrebbero utilizzare alcune aule delle scuole elementari. Ci sono interi quartieri che stanno crescendo, a Rogoredo o in via Padova, saranno presto abitati da giovani famiglie e la scuola è il primo servizio da istituire».
In Comune dimostrano che le liste d’attesa si sono via via assottigliate: fino a 5 anni fa c’erano 500 bambini in coda alle materne e 3mila ai nidi, ora ci si sta avvicinando a risultati accettabili. Ma c’è un’altra questione, ha ricordato Marilena Adamo: «L’assessore all’Educazione ha proposto una variazione di bilancio di 800mila euro per sostenere la refezione degli asili privati. Mi chiedo: dobbiamo accettare e incoraggiare la fuga dagli asili pubblici?».