Niente alberi in piazza Duomo I tecnici: "Il suolo non regge"

I tecnici si sono pronunciati: in piazza Duomo non possono essere piantati alberi di grossa taglia, la soletta che divide la superficie e il sottosuolo è troppo sottile e non reggerebbe. E allora si pensa a una soluzione alternativa: piazza Oberdan, Missori, o perchè no piazza Fontana. «Perchè invece di concentrarsi su piazza Duomo i super-architetti non si sbizzarriscono sui luoghi che hanno un’identità meno forte?». Fabrizio De Pasquale, consigliere comunale del Pdl e anche presidente della Commissione Arredo urbano, ne ha convocata una oggi pomeriggio per discutere la proposta dell’architetto Renzo Piano di piantare un filare verde da piazza Duomo al Castello. Duecentoventi dei 90mila alberi che il maestro Claudio Abbado ha chiesto al Comune come cachet per tornare a dirigere a giugno sul podio della Scala. La data si avvicina, e il Maestro è pronto a battere cassa. L’archistar a cui si è affidato per creare una passeggiata sotto le verdi frasche (saranno frassini) dalla cattedrale allo Sforzesco, passando per via Orefici, piazza Cordusio e via Dante, ha già consegnato a fine dicembre il progetto sul tavolo del sindaco. Ma la regola - e anche il seme della discordia - l’aveva dettata il mese scorso Renzo Piano: «Tutti gli alberi devono essere piantati in terra», perchè «solo così si garantisce il pieno sviluppo della pianta, sottraendole quel carattere artificiale e un po’ decorativo che hanno sempre le piante in vaso». In Comune invece su questo punto le hanno provate tutte per ammorbidire la linea.

Citando la metropolitana, i cavi dell’Aem o dell’acquedotto che rischiano una convivenza difficile con le radici. Non è un caso se giusto una decina di giorni fa Piano alla fine si è sfogato: «Com’è difficile lavorare a Milano, pensavo che il progetto fosse coinvolgente, invece per nulla, mi sono sentito dire di tutto, che la città è fatta di pietra e non di verde, e castronerie varie. Ma ci riusciremo». Anche la replica del Comune, per bocca dell’assessore all’Arredo urbano Maurizio Cadeo, è stata secca: «Gli architetti dovrebbero tenere presente che i loro progetti devono essere compatibili con i servizi già esistenti di una città».
I tecnici di Palazzo Marino hanno espresso «forti preoccupazioni» anche per via Dante, per la presenza di sottoservizi difficili da spostare e perché le solette sono state rifatte di recente e sono molto resistenti.
E mentre si cerca la mediazione, anche i consiglieri oggi diranno la loro. Il presidente della Commissione, De Pasquale, ribadisce che «i grandi architetti potrebbero dedicarsi soprattutto a piazze che non hanno elementi che le caratterizzino in maniera forte, o alla periferia. Bene invece che si realizzi il progetto di piantare 90mila alberi anche in chiave antismog, ma non solo in centro». L’assessore Cadeo non ha mai nascosto forti perplessità su un progetto così invasivo per il centro, ma attende i riscontri della polizia municipale e di Atm. «Quando ci consegneranno i pareri definitivi sulla fattibilità valuteremo - spiega -, e dovremo esaminare anche la spesa, dovrebbe aggirarsi intorno ai due milioni. Forse ci sono sponsor disposti a coprirli». Si dividono anche i commercianti: Giuseppe Gissi, presidente di Dante Futura, neonata associazione che riunisce dodici negozianti di via Dante, ha definito il progetto «una rovina per una delle strade più belle di Milano». Diversa la posizione dell’Unione del commercio. Giorgio Montingelli, rappresentante dell’associazione e anche presidente di AscoOrefici, spiega che in piazza Cordusio e via Orefici «i negozianti sono molto favorevoli, vorremmo l’allargamento dei marciapiedi, per creare anche lì dehors, e il passaggio solo di taxi e tram, non più traffico privato. Gli alberi potrebbero essere l’inizio di questa rivoluzione». Su via Dante, «ci hanno assicurato che le piante saranno più alte delle vetrine, quindi non oscureranno i negozi».