Niente arbitrati ma ferie lunghe

Gentile Signor Direttore, lunedì 7 luglio il Suo giornale ha pubblicato alcuni articoli in tema di trattamento economico dei magistrati, che contengono informazioni errate e fuorvianti e sulle quali riteniamo doverose alcune precisazioni. Negli articoli vengono indicati in modo fuorviante quali redditi di riferimento le dichiarazioni, al lordo delle trattenute fiscali, di giudici costituzionali, di magistrati amministrativi e di alcuni magistrati che hanno svolto funzioni ministeriali, attribuendo particolare risalto ai relativi dati numerici che, tuttavia, non corrispondono alle effettive retribuzioni dei giudici ordinari. Infatti, gli stipendi dei magistrati sono completamente differenti da quelli enfatizzati nella testata.
Intendiamo, quindi, fornire i reali parametri:
A) un magistrato di prima nomina percepisce uno stipendio netto mensile di 2.280 euro;
B) un magistrato con cinque anni di servizio lo stipendio netto mensile di 3.717 euro;
C) un magistrato con dieci anni di servizio lo stipendio netto mensile di 3.952 euro.
è di tutta evidenza che i queste retribuzioni sono notevolmente distanti dalle cifre riportate nell’articolo.
A ciò vanno aggiunte alcune ulteriori considerazioni:
1) per partecipare al concorso in magistratura è necessario aver conseguito una laurea quinquennale e superato un corso di specializzazione biennale, per cui l’età di ingresso in magistratura è, oggi, in media, superiore ai trenta anni;
2) i magistrati di prima nomina sono, nella quasi totalità dei casi, destinati in sedi molto lontane da quelle di residenza, spesso in zone difficili del Paese;
3) i magistrati sostengono da soli le spese per l’aggiornamento professionale, quali gli abbonamenti a riviste, codici, libri, senza che le stesse possano essere nemmeno detratte dalla dichiarazione dei redditi.
È del tutto falso, inoltre, quanto riportato nell’articolo relativamente agli arbitrati: ai magistrati ordinari è del tutto precluso lo svolgimento di incarichi arbitrali, così come di qualsiasi altro incarico extra-giudiziario retribuito. Il reddito che abbiamo indicato è l’unico che può essere percepito da un magistrato ordinario.
I riferimenti alle ferie dei magistrati e alla presenza in ufficio sono, infine, del tutto fuorvianti. Il periodo di sospensione feriale, infatti, prevede la sospensione di tutti i termini processuali, salvo che di quelli per il deposito delle sentenze, che tutti i magistrati redigono anche durante il periodo destinato alle ferie. Inoltre, la gran parte dei giudici non ha a disposizione un ufficio dove poter scrivere le sentenze e, dunque, sono costretti a lavorare a casa.
Peraltro, non sono previsti stanziamenti per gli straordinari del personale amministrativo, che per tale motivo non sono presenti in ufficio oltre le ore 14,00.
In realtà la produttività media dei magistrati italiani è di gran lunga superiore a quella degli altri Paesi europei.
I magistrati lavorano, senza risparmiarsi, anche nei giorni festivi e durante il periodo feriale.
È giusto che i cittadini siano informati anche sulle retribuzioni dei magistrati, ma riteniamo che la stampa abbia il dovere di fornire una informazione completa e aderente alla realtà.
presidente Anm
Giuseppe Cascini
segretario generale Anm
Prendiamo atto delle precisazioni del presidente e del segretario dell’Associazione nazionale magistrati. Restano le cifre degli stipendi. Lorde, come le ha date Il Giornale, o nette, come le indicano Palamara e Cascini, sono sempre le stesse. Come sono oltre cinquanta, un caso unico, i giorni di ferie dei magistrati. Che poi siano moltissimi, la stragrande maggioranza, fra giudici e magistrati inquirenti che s’impegnano scrupolosamente ogni giorno nel loro difficile lavoro, Il Giornale l’ha sempre detto. Purtroppo a fare notizia non sono i molti magistrati che lavorano in silenzio, ma i pochi che esternano un giorno sì e l’altro pure. Quanto agli arbitrati, l’articolo che tratta dell’argomento spiegava chiaramente che sono appannaggio dei soli giudici amministrativi, quelli cioè del Tar e del Consiglio di Stato.