«Niente armi, ma il tono faceva paura Che dovevo fare? Gli ho dato i soldi»

Gianandrea Zagato

Nel portafoglio aveva centoventi euro. Poi, una corsa da Centrale a Porta Romana, in viale Sabotino, con tanto di richiesta dell’incasso. Le mani che stringevano forti sulla gola e, oplà, il denaro che spariva insieme ai clienti. Era il 29 agosto e di quella rapina non c’era traccia nei take d’agenzia, come non c’erano le altre commesse sempre d’agosto ai danni dei tassisti milanesi.
A raccontarcele era Marco, che quella sera se ne tornava a casa senza l’incasso e con tanta rabbia in corpo: «Non avevano né coltelli né pistole ma solo gesti prepotenti e minacce». Erano due «immigrati magrebini e ben vestiti» che, attenzione, «prendevano il taxi al volo, senza utilizzare il servizio radio, e si facevano sempre portare in zona Bligny» a due passi da quel civico 42 che è un vero e proprio fortino dell’illegalità e della violenza. Racconto di Marco che, due giorni dopo, fu seguito da quello di Andrea e poi da quello di Giuliano: tre telefonate in redazione, sempre, puntualmente, dopo le ventidue, quando i due magrebini erano entrati in azione. Tre telefonate per un film dallo stesso finale, quello sempre comune alle rapine a bordo delle auto bianche.
Il seguito? La comparsa sulle colonnine dei radiotaxi di un identikit fai-da-te con tanto di indirizzo di casa dei rapinatori, viale Bligny 42. Ma anche l’avvio del piano di videosorveglianza di Palazzo Marino per collegare i 4.500 taxi con la centrale operativa dei vigili attraverso i canali usati anche dai telefoni cellulari: canali dove viaggiano immagini e suoni. Progetto che due mesi dopo è ancora «allo studio». Intanto, uno dei due magrebini è finito in manette, con alle spalle dieci colpi messi a segno tra venti e le ventidue sempre a due passi dal 42 di viale Bligny.