Niente benzina, latte e frutta: i tir fermano Milano

Al via la conta dei danni alle imprese milanesi La Prefettura assicura il carburante ai bus e al «118»

(...) avevano esaurito le scorte di gasolio e, a giudicare dall’assalto del pomeriggio, si prevede che entro sera tutte le pompe rimarranno a secco. «La Esso ha chiesto alla prefettura di scortare i suoi mezzi - spiega Marcello Mangiafico, segretario della Figis Confcommercio -. Noi abbiamo chiesto ai distributori di conservare scorte di benzina per i mezzi di pubblica utilità, che rischiano altrimenti di rimanere a secco». La previsione si è avverata prima del previsto: l’Esso di viale Cassala, in realtà, ha chiuso alle 17, come l’Ip di via Gola, il Total di via Castelbarco e l’Agip di viale Papiniano, con cartelli «chiuso» in aumento via via che ci si avvicina al centro.
E mentre le forze dell’ordine garantivano la distribuzione del carburante per i servizi essenziali, come il trasporto pubblico, ed evitavano blocchi ai depositi, «servizio che sarà garantito anche oggi - assicurano dalla prefettura - nonostante la precettazione», i mezzi del 118 andavano in autostrada a fare benzina. Tragica, infatti, la situazione per gli ospedali: Fatebenefratelli e Policlinico già oggi non sono in grado di garantire il trasporto dall’ospedale verso l’hinterland, mentre domani potrebbe essere a rischio addirittura quello in città. Sarà coperto solo il trasporto in unità mobile di rianimazione.
Grave la situazione anche sul fronte alimentare: «Si cominciano già a sentire le conseguenze dello sciopero - commenta Dino Abbascià, presidente della Federazione Italiana Dettaglio Alimentare dell’Unione del Commercio -: le scorte sono esaurite, e dipendiamo per i prodotti freschi dal Meridione. Se i camion non partono, nonostante la precettazione, presto saremo senza i beni di prima necessità. Non solo, i prezzi sono già lievitati del 10% e sono destinati ad aumentare nei prossimi giorni». Martedì nero anche per l’Ortomercato: «Questa mattina (ieri, ndr) sono arrivati 55 camion sui 250 di media al martedì per un corrispettivo di 5.800 quintali di merce consegnata contro i 16.170 di media - racconta Roberto Predolin, presidente di Sogemi, azienda che gestisce l’Ortomercato -. Il problema è che un centinaio di tir si sono fermati dopo aver consegnato. Cosa ci aspettiamo? Un doppio problema: se la merce rimane ferma sui camion, si deteriora e va buttata, dall’altra parte - paradossalmente - se la situazione si sblocca veramente rischiamo di trovarci con un sovraccarico di merce: una parte sarà svenduta e una parte sarà da buttare».
Scenario meno nero nei mercati comunali, dove - secondo gli uffici di Palazzo Marino - non si sono registrati disagi. «Al momento, grazie alle scorte dei magazzini, non abbiamo registrato difficoltà - risponde Iliano Maldini, presidente di Assofood Milano - ma se lo sciopero dovesse continuare nonostante il veto del governo, presto sorgerebbero problemi». In difficoltà i grandi centri commerciali dell’hinterland, i cui scaffali si svuotano sempre più: «Oggi mancano molti alimenti, specialmente quelli freschi» raccontano da un grande magazzino alle porte di Milano. «Solo il 10% delle consegne è arrivato a destinazione e il 100% dei furgoni che ogni giorno smista la merce ha scioperato» fa eco il commesso di un megastore. Assolombarda intanto conta i danni per le imprese milanesi.