«Niente Bibbie e crocifissi, ve li sequestriamo»

Sognano turisti. Tanti turisti. Almeno un milione e mezzo all’anno entro il 2020. Meglio se agiati e spendaccioni ché il petrolio, prima o dopo, finirà. Ma il crocifisso per carità no! Quello meglio lasciarlo a casa, se no son guai. Non è la terra dei fratelli di Satana. È solo la vecchia e intollerante Arabia Saudita. Il regno del wahabismo più duro e puro. Il sacro suolo dell’islam dove i super fedeli di Allah non tollerano concorrenza. Il sito della «Saudi Arabian Airlines», come hanno scoperto i giornalisti israeliani del Jerusalem Post, lo spiega senza giri di parole. «In base alle regole locali, alcuni oggetti non possono essere portati all’interno del regno per ragioni religiose».
Chiunque pensi a oggetti, immagini o cibi oltraggiosi, come le aborrite caricature di danese memoria del profeta o a prosciutti, salami e bottiglie di vino, comunque rigorosamente vietati, si sbaglia. L’avvertimento non riguarda la loro religione, ma le altre. O meglio i loro simboli. Basta proseguire un paio di righe per scoprire che crocifissi, vangeli, bibbie e stelle di David sono considerati alla stregua di un fucile a pallettoni o di un carico di cocaina.
Il capoverso dedicato da tutte le compagnie del mondo all’elenco degli oggetti pericolosi e vietati è infatti arricchito di una postilla riservata ai simboli religiosi estranei alla fede musulmana. «Anche oggetti e articoli appartenenti a religioni diverse dall’Islam sono proibiti – spiega ineffabile l’avviso ai naviganti - e possono includere bibbie, crocifissi, statuette, sculture, oggetti con impressa la Stella di David e altri».
Chiunque tema un eccesso di scrupolo della compagnia aerea deve solo verificare - come hanno fatto al Jerusalem Post - con gli uffici della compagnia e i funzionari dei consolati. «Certo signore è proprio così, portare quelle cose in Arabia Saudita è un problema... meglio non farlo», conferma la signorina Gladys, interpellata negli uffici newyorkesi della «Saudi Airlines». I funzionari consolari sono ancora più tassativi. Secondo loro, chiunque nasconda una Bibbia nella valigia o vada in giro con un crocifisso o una stella di Davide al collo rischia guai seri. «Sono oggetti vietati che non possono venir introdotti nel Regno, se per voi sono particolarmente importanti potete provare a portarli e vedere quel che succede, ma noi raccomandiamo di non farlo... potrebbero sequestrarli».
Per misurare la tolleranza religiosa in Arabia Saudita bastavano del resto le vicissitudini di quattro lavoratori stranieri, una coppia di cristiani eritrei e una di cristiani etiopici, arrestati ai primi del 2006 dopo aver avuto la sciagurata idea di pregare e celebrare messa tra le mura di casa.
A un fedele saudita così temerario da tentare la conversione al cristianesimo andrebbe anche peggio. Per lui la legge wahabita prevede un’unica e sola sanzione: la scimitarra del boia.