Niente bimbi in provetta se mamme e papà hanno malattie genetiche

Rassegniamoci. Fino alla modifica della legge 40 le coppie fertili, ma portatici di patologie genetiche, non potranno fare ricorso alla fecondazione assistita per effettuare la diagnosi pre-impianto sull’embrione. Chi è affetto da fibrosi cistica, talassemia, distrofia muscolare, dunque, non potrà avere figli sani con sicurezza se non ricorre ad un tribunale che possa dargli via libera. Assurdità? Non esattamente. La legge 40 ammette la provetta solo in caso di infertilità, se portatore di malattie infettive come Hiv, Hbv e Hcv o solo quando il maschio è colpito da una patologia virale. La fecondazione assistita è esclusa invece per le malattie genetiche incurabili. E questa esclusione è stata recepita con forza nelle linee guida del ministero della Salute sulla legge 40, arrivate sul tavolo del Consiglio superiore di sanità che deve esprimere il parere obbligatorio.
Molti gridano allo scandalo e si indignano. Speravano che il ministero si adeguasse alla realtà, a quella giudiziaria. Diversi tribunali, quello di Salerno, Bologna e Firenze, hanno dato il via libera alle coppie che avevano chiesto di disattendere alla legge 40 per motivi di salute. Come quei due coniugi 40enni portatori di atrofia muscolare che si erano rivolti ai giudici di Salerno. La coppia aveva già perso una figlia colpita dalla stessa gravissima malattia genetica ed erano stati costretti ad abortire quattro volte sempre per lo stesso motivo. Così i giudici avevano concesso la possibilità di usare la fecondazione assistita e la diagnosi pre-impianto per evitare altre sofferenze. Ma le sentenze non hanno valore collettivo e dunque bisogna sopportare un iter giudiziario, costoso e lungo.
Si sperava però in un adeguamento nelle linee guida. Ma il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella spiega che il provvedimento non contiene le modifiche introdotte da alcune sentenze perché ogni correzione alla legge deve avvenire con normativa di eguale valore. «Si sta alzando un polverone, la legge resta quella – taglia corto Roccella - e non possiamo fare altro che dare delle indicazioni pratiche e applicative». Contesta la posizione il ginecologo Severino Antinori che ha annunciato querele contro Eugenia Roccella per false comunicazione agli italiani e abuso di atti d’ufficio. «La Roccella è in malafede. Nelle linee guida si ribadisce il divieto alla diagnosi pre impianto – spiega l’esperto – Ma la legge 40 non la proibisce perché la sentenza della Corte Costituzionale, su mio ricorso di 3 anni fa, l’ha riammessa».
Anche Livia Turco parla di «modo improprio di interpretare la legge che non vieta la diagnosi pre-impianto», mentre Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni e presidente dell’associazione Amica Cicogna, rileva che «molti passaggi delle nuove linee guida ledono gravemente e palesemente i diritti delle coppie, causando un grosso spreco di denaro pubblico». Gallo si riferisce alla norma che riguarda gli embrioni abbandonati, per i quali non è più previsto il trasferimento nella biobanca di Milano, che costò 700mila euro e non è mai stata utilizzata.
«Ogni anno quella struttura costa circa 80.000 euro pur essendo chiusa. Ora, invece, gli embrioni dovranno essere conservati a spese delle Regioni, già in grave disavanzo».