Niente blocchi autostradali, così si fa il male del Grifone

Hanno deciso di togliersi dai piedi in un sol colpo Preziosi, Dal Cin e Gaucci. Quelli scomodi. Il Palazzo del calcio, forte con i deboli e debole con i forti, con quelli scomodi abbozza finché non coglie un segnale di debolezza, quale che sia. A quel punto, pam!, un calcio nel sedere e vai. Non ci son santi.
Si capisce che Preziosi, per quanto pelo abbia sullo stomaco e per quanta arroganza alberghi nel suo petto, calcisticamente parlando rispetto a Carraro, Galliani, Moggi e dintorni è una dama di San Vincenzo.
Ma a questo punto che fare? Si capisce che se il Genoa fosse irrimediabilmente condannato alla serie C1, la collocazione acconcia per Lazio, Roma, Napoli e dintorni sarebbe la Prima categoria dilettanti. Ma a questo punto che fare?
Bisogna freddamente cercare di salvare la pelle del Grifone. Come? Dimostrando che il popolo genoano non merita di pagare oltre ogni limite del sopportabile l’eventuale allucinante colpo di sole dei suoi dirigenti. Per dimostrarlo, il modo migliore non è quello di mettersi contro quella parte della città che tifa per gli «altri» e che tuttavia nel caso specifico è ampiamente solidale con la bandiera del vecchio Grifo, e contro quanti considerano il gioco del calcio alla stregua di un fastidio, facendo blocchi stradali e minacciando sconquassi che involontariamente ma inevitabilmente fanno il gioco delle schegge impazzite che assaltano gli autogrill e le sedi dei giornali. Il modo migliore è quello di farsi vedere in tanti ma con estrema correttezza, custodi della fede sportiva dei padri, dei nonni e dei bisnonni, una fede che non può prevaricare niente e nessuno ma merita profondo rispetto a Genova, in Liguria, in Italia, nel mondo.
Io non so cosa deciderà sabato il giudice del secondo - e per il Genoa 1893 S.p.A. ultimo - grado del calcio. Purtroppo quei 3 punti di penalizzazione in serie C1 sanzionati da una sentenza lampantemente persecutoria non mi inducono all’ottimismo.
Ma credo non sia impossibile che quei 3 punti scompaiano, aprendo la porta, nel più sfavorevole dei casi, ad un immediato ripescaggio in serie B sulle ceneri di uno dei non pochi altri Club cui le disgrazie non stanno mancando. Ripescaggio, gioverà sottolinearlo, semmai frutto della buona condotta di una tifoseria tanto legittimamente orgogliosa della propria bandiera quanto fermamente testimone della propria correttezza.
A quel punto, pur con l’eventuale rinnovato fardello della serie B però affrancato dall’incubo mortifero della serie C, per un Preziosi sia pure sportivamente squalificato ma comunque solidamente proprietario non sarebbe eccessivamente disagevole confermarsi uomo d’onore designando presidente quel galantuomo di Gianni Blondet, amministratore delegato chi gli pare, e allestire una squadra in grado di riguadagnarsi la serie A con un maledettissimo e comunque salvifico anno di ritardo. Ecco perché mi permetto di ribadire: raffreddate i cervelli, gente, e meditate; contate non fino a dieci ma fino a mille prima di fare mosse avventate. Finché non si riuscirà ad azzerarne i vertici, non esclusi i Moggi e dintorni, il pianeta calcio sarà quello che è: sarebbe magari romantico, ma certamente autoesiziale, assaltarne a mani nude i carri armati.
Soltanto dodici mesi fa la Sampdoria contava su un grande difensore e un grande centravanti nelle persone di Falcone e Bazzani. Nell’arco degli ultimi tre mesi li ha persi entrambi - nella migliore delle ipotesi per mezzo campionato - per singolare identica rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Se ci mettiamo la Champion’s League persa per un punto, cioè per un gol subito in più e uno segnato in meno in 38 partite di campionato, bisogna dire che il Destino si diverte a non dar tregua a Marotta e Novellino, costringendoli a dimostrare indefessamente, senza soluzione di continuità, quanto siano bravi.