Niente calcio in tv: due morti in Somalia

Roberto Bonizzi

Due morti per i mondiali. Non in Germania. A migliaia di chilometri di distanza. A Mogadiscio, capitale della Somalia, lo stato del Corno d’Africa dove da una settimana hanno preso il potere i fondamentalisti delle Corti islamiche, dopo 15 anni di guerra civile. I miliziani integralisti, dopo essersi impadroniti della città guida del Paese, hanno tagliato l’elettricità, sgombrato le sale cinematografiche, proibendo a chiunque di proiettare film o di collegarsi a canali occidentali. Divieto esteso alle stazioni tv che trasmettono le partite del mondiale tedesco. In seguito alla proibizione, decisa «per non corrompere la morale dei bambini e non allontanarli dal modo vita islamico», si sono scatenate delle proteste di piazza, sedate con le armi. E proprio nel corso degli scontri sono morte due persone.
Già nei giorni scorsi decine di giovani erano scesi nelle strade di Mogadiscio per bruciare copertoni in segno di protesta, dopo che gli integralisti delle Corti islamiche avevano deciso di staccare tutti i televisori. Durante una notte di proteste due ragazzi erano rimasti feriti. Ieri, nuovo divieto, e, questa volta, due morti. Nella zona nord della città i miliziani hanno organizzato delle ronde nei quartieri per verificare che la proibizione sia rispettata. In alcune zone della Somalia, quelle ancora sotto il controllo dei «signori della guerra» (appoggiati dagli Stati Uniti), è consentito seguire le partite dei mondiali, ma solo all’interno dei cinema.
Preoccupa gli osservatori internazionali questo inasprimento dell'atteggiamento dei fondamentalisti nei confronti dello sport e del calcio in particolare. Una presa di posizione che non trova consensi nemmeno nel mondo islamico. Nazioni musulmane come l’Arabia Saudita, moderata, e lo stesso Iran del presidente ultraconservatore Ahmadinejad, vedono le loro nazionali partecipare al mondiale tedesco. Le gare sono seguite in televisione e centinaia di tifosi sono in Germania. E così pure negli Stati africani a maggioranza islamica, Costa d’Avorio e Ghana.
Problemi con la visione delle partite mondiali anche per i monaci buddhisti in Cambogia. Il patriarca supremo, Tep Vong, aveva consentito ai monaci di assistere alle gare, ma «solo con spirito di contemplazione». Calcio sì, ma senza tifo.