«Niente cittadinanza onoraria ai soldati reduci dall’Irak»

Diktat di Rifondazione, bocciata la proposta dei Dl. Il sindaco: «La brigata Pozzuolo merita il titolo, voterei anche una mozione del Polo»

Fausto Biloslavo

da Gorizia

Quella brigata è andata in Irak e allora non merita la cittadinanza onoraria. La linea di Rifondazione comunista ha dettato ancora una volta legge, al comune di Gorizia governato dal centro sinistra. Un'altra sberla alle Forze armate e a chi va a rischiare la vita in difficili missioni all’estero, come il recente caso della via dedicata dal sindaco pdci di Marano, in provincia di Napoli, al discusso leader palestinese Yasser Arafat, invece che ai nostri 19 caduti nella strage di Nassirya. Questa volta la situazione è ancora più imbarazzante, perché era stata la Margherita a proporre la cittadinanza onoraria alla brigata Pozzuolo del Friuli, che ha il suo comando a Gorizia e che lo scorso anno partecipò alla missione Antica Babilonia in Irak. La bozza della mozione era arrivata venerdì scorso alla riunione della maggioranza e ha sollevato la levata di scudi non solo di Rc, ma pure dell’Unione slovena, dei Verdi e di esponenti dei Ds. L’assessore di Rifondazione, Gianluca Tinto, non ha peli sulla lingua: «Rifuggiamo da qualsiasi logica di retorica della guerra. Mi sembra inopportuno concedere la cittadinanza onoraria ad un reparto che è stato in Irak».
Il suo collega di partito, Ottavio Romano, ribadisce il «no» e spiega che «se un giorno si discutesse in aula di una mozione del genere ricorderemo le vittime civili di una guerra ingiusta». Nel frattempo ha presentato un ordine del giorno, al Consiglio comunale di ieri sera, che chiedeva «il ritiro immediato dall’Irak». Gli sloveni, minoranza in queste terre, hanno una posizione più articolata. «A parte la posizione pacifista alcuni passaggi storici del documento legati al ruolo della brigata e alla definizione dei confini non ci trovavano concordi» spiega l’assessore Mara Cernitz. Gorizia, città di confine, spaccata in due dalla seconda guerra mondiale, ha quasi sempre concesso la cittadinanza onoraria a reparti militari, a parte il Dalai Lama. Curioso che l’antenato storico della Pozzuolo, la brigata Gorizia, avesse già ricevuto il titolo onorifico. La Margherita è rimasta con il cerino in mano, ma il sindaco, Vittorio Brancati, ha dichiarato al Giornale: «Sono d’accordo ad assegnare la cittadinanza alla Pozzuolo. Se l’opposizione presenterà una mozione in aula devo prima leggerla e poi posso anche decidere di votarla».
In effetti per concedere la cittadinanza sono necessari i due terzi dei voti del Consiglio comunale, quindi è inevitabile un coinvolgimento dell’opposizione, che cavalca la tigre. «Gorizia non può essere rappresentata da questa giunta, perché la maggioranza dei cittadini la pensa diversamente. È scandaloso che si continui a porre l’ideologia davanti a tutto svilendo il concetto di patria ed il ruolo della Pozzuolo nelle missioni internazionali di pace» spiega Rinaldo Roldo, consigliere di Forza Italia. Roldo sta raccogliendo le firme per far votare al più presto la concessione della cittadinanza in Consiglio. In mezzo c’è una brigata di cavalleria di quasi cinquemila uomini, con reparti disseminati da Milano a Trieste, che alle spalle ha una grande storia. I suoi soldati hanno versato il loro sangue dalle trincee della prima guerra mondiale all’ultimo caduto a Nassirya, il giovane lagunare Matteo Vanzan ucciso nel maggio dello scorso anno, quando la Pozzuolo si dispiegava in Irak.