"Niente commissari", ma ne arrivano due

Per il Parlamento sono inutili e dannosi. Eppure il governo decide di raddoppiare

Roma - Bisogna «porre fine all’inefficienza della struttura commissariale» per l’emergenza rifiuti in Campania, «smantellarla» e «organizzare la transizione». È stato questo il recentissimo risultato del dossier consegnato alle Camere il 20 dicembre 2007 dalla commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti «e sulle attività illecite ad esso connesse». Il documento è firmato da un senatore socialista e da uno del Pd, la commissione è bicamerale, ed è costituita da deputati e senatori. Appena una settimana dopo, il governo agiva in modo completamente opposto: il 28 dicembre, quando Napoli stava di nuovo sprofondando sotto le montagne di spazzatura, il consiglio dei ministri ha nominato due commissari al posto di uno per l’emergenza immondizia, in sostituzione del dimissionario Alessandro Pansa.

Il dossier sulla Campania della commissione d’inchiesta è spietato con la gestione «centralizzata» del problema dei rifiuti a Napoli e dintorni. «La sensazione è che l’emergenza abbia lasciato il posto al dramma», è scritto nella prima pagina. Si parla di «inefficienze strutturali dell’apparato commissariale» che «si sono rivelate, lungo questi anni, di entità tale da pregiudicarne in modo irreversibile operatività ed efficacia».

«Irreversibilità», «danno», «inutilità», sono alcune delle parole utilizzate dal dossier della commissione per indicare la necessità di una svolta, con l’abbattimento della costosa struttura del «commissario»: un ufficio, si legge, «che ha finito sovente con il dirottare parti consistenti delle risorse per la propria auto-sussistenza, assumendo sempre più l’aspetto di un orpello inutile e dannoso». Una struttura che il governo ha però, come detto, appena deciso di «raddoppiare». E anche per questa sconfessione, sulla commissione d’inchiesta si sta scatenando la bufera: l’Udc ne chiede lo scioglimento, perché «pur avendo gli stessi poteri della magistratura, non agisce». Il dato di fatto è che la bicamerale sui rifiuti ha redatto un documento che il Consiglio dei ministri sembra aver ignorato.

L’apparato del commissario, argomenta ancora la relazione sulla Campania appena conclusa, si è intrecciato in questi anni con le vicende più torbide della malavita napoletana: «La storia del commissariamento ha registrato allarmanti vicende criminose che hanno visto come protagonisti rappresentanti anche apicali dell’apparato burocratico commissariale». E l’inchiesta giudiziaria sulla discarica di Lo Uttaro (Caserta) ha indicato «in modo desolante» «quantomeno l’incapacità della struttura commissariale a leggere le proprie stesse carte».

Il documento della commissione d’inchiesta non cita per nome i commissari succedutisi in questi anni, come Antonio Bassolino, Corrado Catenacci, Guido Bertolaso (a eccezione di un incoraggiamento iniziale per l’uscente Pansa) ma le responsabilità dello scandalo spazzatura non sembrano poche, a tutti i livelli: a partire dall’«inescusabile ritardo» dell’Arpa Campania (l’agenzia regionale per l’ambiente, ndr.). Si critica anche un provvedimento del governo che «non ha portato alcun giovamento»: una norma dell’11 maggio 2007 con cui la struttura commissariale veniva già allargata tramite i «subcommissari». All’esecutivo si chiede piuttosto una vigilanza sul «flusso di ulteriori finanziamenti, soprattutto di origine comunitaria». L’obbiettivo è «il completo smantellamento della struttura commissariale, con l’immediato rientro del personale alle amministrazioni di appartenenza e la cessazione di ogni rapporto di consulenza».

I Consorzi di bacino per la raccolta, avverte poi il dossier, sono da sciogliere perché «inutili enti di intermediazione burocratico-clientelare». Potrebbero «costituire» inoltre, si aggiunge citando indagini della magistratura, «luoghi di incontro tra malavita camorristica e mala amministrazione».