NIENTE COMPROMESSI SUGLI ITALIANI

Sembriamo monomaniacali, lo so. Il nostro ottimo Diego Pistacchi, ormai, passa più tempo a cercarsi notizie sugli onori resi dalle amministrazioni di mezza Italia a Fabrizio Quattrocchi, che a giocare con i suoi bimbi. Idem per Paolo Bertuccio, lo sceriffo del Giornale nel Texas a cavallo fra Liguria e Basso Piemonte.
È un sacrificio, certo. Ma non è un sacrificio inutile. Perchè il lavoro di Pistacchi e Bertuccio è riuscito a scoperchiare l’ipocrisia della nostra città e della nostra regione nei confronti di un genovese morto urlando al mondo l’orgoglio di essere italiano.
Soprattutto, non è un sacrificio di parte. Questa, come molte battaglie del Giornale di Genova e della Liguria, non è una battaglia di destra o di sinistra. È una battaglia di verità. Combattuta da noi, ma anche da alcuni primi cittadini ulivisti che pensano che la fascia tricolore non sia un simpatico orpello ornamentale e che l’italianità non sia un qualcosa da esibire trombonescamente con la mano sul cuore solo ogni volta che si sente l’inno di Mameli. E non è certo gente di secondo piano. Anzi, è l’argenteria di famiglia delle amministrazioni uliviste: il nostro plauso, su questa storia, va, ad esempio, a Walter Veltroni, ottimo sindaco diessino di Roma. E persino a un ex ministro dell’Interno che abbiamo criticato spessissimo come Rosetta Russo Jervolino. Ma che, da sindaco di Napoli, su questa storia è stata inappuntabile e, «accogliendo il suggerimento pervenuto da parte del consiglio comunale, ha proposto alla commissione toponomastica cittadina di intitolare una strada a Fabrizio Quattrocchi, assassinato in Irak nell’aprile del 2004».
L’hanno fatto le maggioranze di centrosinistra e dell’Unione di Roma e Napoli, perchè non si può fare a Genova? Forse perchè Quattrocchi era genovese?
E, anche fra i Comuni di centrodestra, gli unici che si sono segnalati sono quelli di Brugnato, capitale spezzina della Casa, dove il sindaco azzurro Galante e il suo braccio destro e probabile successore Paolo Gregori, sono riusciti a costruire ponte Quattrocchi, collegamento ideale e toponomastico con via Martiri di Nassiryia. Ma, per l’appunto, è una scelta isolata in un silenzio assordante. Anche da parte della stampa genovese, con noi del Giornale di Genova e della Liguria sempre assolutamente soli nel denunciare quel che sta succedendo.
Resta da vedere, ora, cosa succederà in consiglio comunale giovedì prossimo quando, con ogni probabilità, sarà finalmente discussa la mozione sull’intitolazione della via a Quattrocchi presentata quasi due anni fa dal capogruppo di An Gianni Bernabò Brea. E va detta una cosa: sarebbe inaccettabile qualsiasi compromesso. Una targa nascosta, un cippo come per Giuliani, una soluzione pasticciata è da rimandare al mittente. E il cuore da mettere in questa vicenda è quello dimostrato fino ad oggi dall’azzurro Matteo Rosso, appostato sulla linea di intransigenza sull’umanità. Sulla linea dei Walter e delle Rosette.
Insomma, una via o niente. Le trattative e i compromessi si fanno su altre questioni. Sui morti ammazzati con l’orgoglio di essere italiani, non si arretra nemmeno di un metro o di un centimetro di targa.