Niente crisi, c’è da scommettere

La «quarta settimana». È questo lo spettro di un sempre più consistente numero di romani. Far tornare i conti a fine mese diventa difficile. Per i consumatori ma anche per chi vende. Sono molte, infatti, le categorie e le attività che, fortemente penalizzate dal decremento di incassi, rischiano la crisi. Molte ma non tutte. Ci sono settori che da questi «tagli» traggono vantaggio. Tra questi, il mercato dell’arte.
Secondo un’indagine del laboratorio sul Commercio dei Beni Artistici di Nomisma, quello attuale è un periodo decisamente positivo per gli investimenti nel settore. Nel 2007 si è registrato un aumento di prezzi e scambi nell’ambito dell’arte moderna e contemporanea, con particolare riguardo alla fotografia. Roma, con la sua antica tradizione nel collezionismo, non poteva che essere al centro di tale fenomeno. A smuovere animi, e soprattutto fondi, non sarebbe però - almeno, non solo - una rinnovata passione culturale ma, paradossalmente, il desiderio di «fare economia». Chi ha soldi da investire cerca i cosiddetti «beni rifugio» e il mercato dell’arte va in direzione opposta agli investimenti tradizionali, diventando più vantaggioso proprio nei momenti di instabilità. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, non si tratta necessariamente di grandi capitali ma, sempre più spesso, di piccoli investimenti fatti da gente comune, insoddisfatta di interessi bancari o proventi di titoli «sicuri». Ad attirare sono i possibili guadagni, che se si ha la fortuna di trovare l’artista «giusto», sono eccezionali rispetto alla somma spesa.
«Acquistare arte si sta rivelando un buon investimento - secondo Nomisma - con rivalutazioni dei prezzi migliori dell’investimento in case usate o in Borsa. Negli ultimi dodici mesi i prezzi medi di opere di arte moderna e contemporanea sono cresciuti sia nella minor qualità (+ 4,3 per cento) che nella maggiore (+ 5,8 per cento). Anche il valore delle compravendite si è innalzato, arrivando a un aumento del 9 per cento». Aumenta il mercato e cambia il target di riferimento, la cui età si abbassa sensibilmente, con l’ingresso di una nuova fetta di piccoli collezionisti, tra 30 e 45 anni. Insomma, il collezionismo piace ai giovani. E, soprattutto, non è più ritenuto «elitario». «C’è una nuova generazione che si interessa agli acquisti nel settore - dice Carmine Siniscalco, presidente dell’associazione romana Gallerie d’Arte Moderna - attirata, in particolar modo, dagli eventi organizzati ovunque, da bar a locali notturni. Ciò orienta il mercato verso acquisti trendy e modaioli. I giovani seguono quello che viene loro proposto con la grancassa, senza andare a cercare artisti, magari di maggior talento, che non hanno un equivalente battage pubblicitario. È un rischio, perché le mode sono per natura destinate a passare». Chi vuole lanciarsi nel mercato, può seguire i consigli degli esperti. Anche on line, su siti specializzati. Per creare una piccola collezione con buone prospettive di valorizzazione economica, può essere sufficiente un investimento iniziale di duemila euro, concentrando l’attenzione su un emergente di cui acquistare più opere - modalità che di solito consente di avere «sconti» - e seguirne le quotazioni, per rivendere al momento opportuno e fare nuovi acquisti. «Per gli investimenti è bene scegliere qualcosa che piaccia - prosegue Siniscalco - Il primo rendimento, infatti, è emotivo. Acquistando un’opera non si perde mai perché si rivaluta automaticamente con la svalutazione del denaro. A meno che non sia stata mal comprata, ossia pagata troppo. Bisogna, inoltre, seguire il lavoro di gallerie note, la cui attività è confermata dal tempo. Molti inaugurano spazi espositivi ma non tutti riescono a rimanere aperti».