«Niente crisi, non amo dove mi fan giocare»

MilanoDopo le due sconfitte d’inizio stagione contro Bologna e Genoa era stato il suo «il talento non basta» a indicare la rotta verso un pronto riscatto. Era il mese di settembre e da quel momento in poi il Milan avrebbe infilato un filotto di risultati utili consecutivi (12 vittorie e 4 pareggi) che l’avrebbe lanciato dall’ultimo al primo posto in classifica. Poi, nel giro di quattro partite, il Milan è passato dal «+1» sull’Inter, al momentaneo «-6»: passaggio a vuoto sottolineato dalle sconfitte contro Palermo e Lazio (che è costata l’eliminazione in coppa Italia), dai 9 gol subiti nelle ultime 4 partite e da una vittoria che manca dal 16 novembre scorso, 1-0 contro il Chievo, rigore di Kakà e poi nulla più.
E allora, è proprio il pallone d’oro «uscente» («Cristiano Ronaldo è un grandissimo, ha vinto con merito ma sarei stato più contento se avessi vinto io», la battuta del brasiliano sul suo successore), a prendere per mano il Milan e a cercare così di cancellare quella parola «crisi», che dal tap-in vincente di Pandev di mercoledì scorso aleggia dalle parti di Milanello.
«No, non è un periodo di crisi - attacca Kakà -. Adesso tutti parlano di due sconfitte, ma io preferisco parlare di sedici risultati utili che il Milan ha avuto. Quello che ci preoccupa è cercare di avere una continuità nelle prestazioni perché ogni tanto facciamo partite belle e altre volte brutte. Il mio ruolo? Ero abituato a stare con Seedorf dietro una punta, quasi sempre Inzaghi. Ora, con Ronaldinho, è più difficile, anche se è solo questione di tempo: prima potevo svariare sui due lati e avevo più occasioni vicino agli attaccanti. Ora gioco più vicino ai centrocampisti: lo faccio ma non mi piace». Sacrificio di tutti, continuità di risultati e un maggior affiatamento con il nuovo compagno di reparto Ronaldinho. Sono questi, dunque, i punti sul quale il Milan e Kakà devono maggiormente concentrarsi per colmare il prima possibile la distanza che attualmente separa i rossoneri dall’Inter perché «in questo momento, i nerazzurri hanno soltanto più continuità di gioco: non hanno fatto partite eccezionali, quindi non sono così tanto davanti a noi che abbiamo possibilità di crescita più lunga e più larga. La differenza tra noi e loro? Credo siano solo questi sei punti in classifica», la chiosa di Kakà, nell’ennesimo tentativo di chiudere il processo mediatico che i rossoneri stanno subendo in questi giorni. Un processo dove è stato scomodato qualsiasi fattore: dai troppi infortuni a un assetto di gioco poco equilibrato, passando per una campagna acquisti incentrata solo sulle ormai famose «figurine da collezione». «Il Milan ha sempre fatto bene in passato perché ha sempre avuto degli obiettivi molto chiari - spiega il brasiliano -. Non penso che quest’anno ci manchi questo. Oggi abbiamo questi giocatori, dobbiamo lavorare con loro e alla fine si valuterà se le scelte fatte sono state giuste o sbagliate, ma non possiamo dire alla prima sconfitta che questo sia un progetto sbagliato. Il campionato è molto lungo, domenica avremo una partita e se vinceremo il progetto sarà sulla via giusta».
Capitolo chiuso, quindi, anche per l’amministratore delegato Adriano Galliani. O, quantomeno, fino alla partita di domenica prossima contro il Catania. «Se una squadra seconda in classifica è in crisi, cosa devono dire quelle che ci stanno dietro - si domanda Galliani -: bisogna restare calmi, giocando ogni tre giorni è normale che i giudizi cambino in maniera eccessiva, ma come abbiamo perso 7 punti dall’Inter in 4 partite, può succedere il contrario». Presto allora, per far drammi e tirare i remi in barca. «Se riusciremo a vincere le prossime 3 o 4 partite - assicura l’ad rossonero - vedrete che tutti i problemi tattici improvvisamente scompariranno...». «E il mercato - conclude - resta chiuso».