Niente esame del Dna per l’amante del soldato I pm certi: «Lei quel giorno era in caserma»

Potrebbero essere pronti già in settimana i risultati di laboratorio che i carabinieri del Raggruppamento investigazioni scientifiche (Ris) di Roma stanno eseguendo sul materiale repertato nel sopralluogo effettuato giovedì scorso nell’appartamento di Folignano (Ascoli Piceno) dove Salvatore Parolisi e Melania Rea hanno abitato.
I magistrati del pool della procura di Teramo hanno chiesto tempi brevi per la riconsegna degli esami e c’è dunque attesa per conoscere se siano state evidenziate tracce utili per collegarle al castello di indizi raccolti contro il caporalmaggiore dell’Esercito. Secondo quanto si è appreso da fonti investigative, nell’abitazione di Parolisi, dove i Ris sono entrati per la prima volta lo scorso 4 agosto, sarebbero stati raccolti diversi reperti definiti «interessanti».
Nel frattempo fonti vicine alla procura teramana hanno smentito di aver sottoposto la soldatessa Ludovica Perrone, l’amante di Parolisi, a un test del Dna.
La Procura potrebbe decidere di effettuarlo, ma al momento lo si ritiene ininfluente, visto che la donna aveva un alibi di ferro per il giorno del delitto. Lei era in caserma in Puglia. Particolare questo che già il gip di Teramo, Giovanni Cirillo, ha «cassato» ritenendolo non esclusivo: «La pista della donna, che avrebbe partecipato all’aggressione, ipotizzata dalla difesa, è priva di ogni fondamento», scrive il giudice a pagina 63 della sua ordinanza di custodia cautelare.
Secondo Cirillo, i profili genetici misti individuati sul corpo della mamma 29enne di Somma Vesuviana, in particolare sotto l’unghia dell’anulare della mano sinistra, sono estremamente parziali, con pochi alleli in più rispetto al profilo prevalente della vittima, compatibili con una semplice stretta di mano magari avvenuta in condizioni di sudorazione».
Gli avvocati di Salvatore Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, al contrario sono convinti di poter confutare punto per punto i contenuti su cui il gip di Teramo Giovanni Cirillo ha basato l’ordinanza di custodia cautelare. E nel frattempo hanno fatto istanza al Tribunale del riesame chiedendo la scarcerazione del caporale.