Niente ferie in Italia per Olmert: la sua protezione costa troppo

Il premier voleva fare cinque giorni di vacanza da noi, ma ha rinunciato per non far pagare il conto a Israele

L’Italia che sogno! Ehud Olmert ne sa qualcosa. Lui, il primo ministro israeliano - stretto tra le aperture diplomatiche ai palestinesi e la necessità di fugare i fantasmi di guerra che aleggiano al confine siriano - sognava cinque giorni di vacanza nel nord dell’Italia. Non un posto ameno, piuttosto una tranquilla e remota cittadina dove trascorrere gli unici cinque giorni di ferie concessigli dal suo rigoroso calendario lavorativo, lontano da problemi e occhi indiscreti. Aveva, lo stanco Ehud, anche telefonato al nostro Romano Prodi. Gli aveva chiesto consiglio e aveva puntato tutto sulla frugalità.
Quei cinque giorni da vacanziere all’estero in compagnia della moglie pensava di pagarseli di tasca sua, senza far spendere un soldo all’erario. Ma non aveva fatto i conti con la sicurezza. Salutato Romano Prodi e riappeso il telefono sono cominciati i dolori. Italia? Gli ufficiali dello Shin Bet, appena han sentito pronunciare quel nome, hanno incominciato a strabuzzare gli occhi e a fare di conto. Per attraversare il Bel Paese in sufficiente sicurezza ci volevano almeno tre macchine blindate, un Hercules per trasportarle e una compagnia di agenti dello Shin Bet per difenderle. Come dire una spesa di centinaia di migliaia di dollari. Tutta a carico del contribuente israeliano. Una cifra che neanche le ragioni della politica e della pace potevano giustificare. Soprattutto per un premier che proprio ora incominciava a riprendersi dai tormenti libanesi, dagli scandali interni e dalle accuse di corruzione rivoltegli dai magistrati.
Eppure l’idea di abbandonare per un po’ gli agitati scenari mediorientali non era malvagia. Anzi era assai pacifica. Andandosene il premier israeliano voleva far capire all’agitato regime siriano che non aveva nulla da preoccuparsi, che almeno fin alla fine dell’estate il confine settentrionale sarebbe rimasto assolutamente tranquillo. Israele potrebbe mai attaccare se il premier è in vacanza all’estero?
La distensione di mezza estate e gli ozi italici resteranno però un miraggio. L’Italia, soprattutto se per scoprirla bisogna attraversarla in compagnia di uno stuolo di agenti segreti, resta fuori dalla portata del primo ministro israeliano. Per vederla dovrà accontentarsi dei viaggi di Stato. E per quei cinque striminziti giorni di ferie non resta che rivolgersi alla consueta portineria della residenza di Gerusalemme. Lì, e soltanto lì, il ministro resta il benvenuto.
Scegliere un’economica pensioncina nel nord del Paese - come aveva pensato il premier, non migliorerebbe la situazione. Lì infatti le schiere di agenti e gli infiniti controlli finirebbero con il rovinare le vacanze a centinaia di israeliani. Dunque meglio Gerusalemme. Lì, senza spendere il becco d’un quattrino, dovrà rassegnarsi a restare anche per quei cinque giorni di fine agosto.