Niente fiducia sul decreto Emergenze: oggi il voto

Roma - Due passi indietro per farne uno avanti. Sul decreto emergenze e Protezione civile, in discussione alla Camera, il governo alla fine decide di non porre la questione di fiducia e di ritirare un contestato articolo sul cosiddetto «scudo» giudiziario per i commissari dell’emergenza rifiuti in Campania. Complice un Fini parecchio irritato che mette alle strette il ministro per i rapporti col Parlamento, Elio Vito («Allora? La mettete o no ’sta fiducia?»), l’opposizione esulta: abbiamo costretto la maggioranza a fare dietrofront.

In realtà il no alla fiducia e il colpo di bianchetto all’articolo sullo scudo permettono ugualmente tempi certi sull’approvazione del provvedimento. L’accordo siglato con l’opposizione ha previsto infatti il ritiro di una valanga di emendamenti da parte della minoranza e la votazione finale del decreto attesa per questo pomeriggio. Certo, il provvedimento non sarà più blindato e c’è il rischio che la maggioranza, oggi, «beva». Cioè, vada sotto. Tutto dipenderà dalle presenze in Aula.

Ieri, tuttavia, l’esecutivo ha tentennato non poco sulla decisione di blindare il testo o meno. Tanto che il presidente della Camera Fini è sbottato, minacciando di applicare il cosiddetto «lodo Iotti»: una prassi secondo cui tutte le proposte di modifica possono essere discusse anche se non votate. Risultato: tempi dilatati all’infinito e rischio per l’approvazione del decreto Milleproroghe. Il ministro Vito ha cincischiato per un po’ e all’incalzare di Fini sulla questione fiducia ha preso tempo: «Be’... Non lo so». Poi è arrivato l’ok al patto con l’opposizione: niente fiducia, in cambio del ritiro di gran parte degli emendamenti, ridotti a una quarantina.

Un do ut des salutato favorevolmente sia da Italo Bocchino che da Fabrizio Cicchitto: «Il nostro obiettivo è sempre stato quello di avere la massima copertura in Parlamento su questo decreto e quindi abbiamo prima ritirato l’articolo 16 (quello sulla Protezione civile Spa, ndr) e poi il comma sullo scudo. Il secondo obiettivo - ha spiegato - era quello di chiudere entro la settimana. Obiettivi raggiunti visto che l’opposizione ha rinunciato all’ostruzionismo».

Italia dei Valori, Pd e Udc, comunque, hanno cantato vittoria presentando come un cedimento della maggioranza il non ricorrere alla fiducia ma soprattutto l’aver cancellato dal testo di legge l’articolo sullo «scudo» giudiziario per i commissari per le emergenze in Campania. Una norma, quella cancellata ieri all’unanimità, che prevedeva la sospensione delle «azioni giudiziarie ed arbitrali nei confronti delle strutture commissariali e dell’unità stralcio». In pratica la norma avrebbe garantito una sorta di riparo amministrativo nei confronti di chi deve ora accertare debiti e crediti derivanti dalle attività compiute durante lo stato di emergenza rifiuti in Campania. Per qualche deputato del Pdl la norma era in realtà sacrosanta perché, senza di essa, ora c’è il rischio che gli immancabili ricorsi al Tar blocchino il tutto.

Ma al di là della correzione in corsa, il dato politico è duplice: da una parte l’intransigenza di Fini, lesto a bacchettare il governo a suon di regolamento parlamentare; dall’altra la possibilità che domani la maggioranza vada sotto in qualche occasione, dimostrando qualche crepa al suo interno.