Niente impronte per controllare chi entra in ufficio

Altro che l’antico cartellino da timbrare: c’è chi ha pensato di rilevare ingressi e uscite del personale con le impronte digitali. Ma è stato fermato dal Garante della privacy, che ha giudicato il sistema «troppo invasivo della sfera personale e della libertà individuale». L’autorità ha esaminato il caso di un’industria di costruzioni, con circa 300 dipendenti, che voleva controllarne le presenze raccogliendo le impronte e trasformandole in un codice numerico, memorizzato nella banca dati aziendale. Il Garante ha però negato la conformità alle norme perché sarebbe un metodo «sproporzionato»: «Esistono altri sistemi altrettanto rigorosi, senza mettere a rischio la dignità degli interessati», ha sottolineato Mauro Paissan.