Niente mezzi per i soldati italiani: così la Finanziaria aiuta i talebani

L’allarme del capo di stato maggiore dell’Esercito : «Coi tagli alla Difesa non possiamo sostituire i veicoli che i ribelli fanno saltare in aria»

Questa volta la cappa di silenzio che avvolge le Forze armate e le nostre missioni all’estero più delicate si è incrinata. Ci ha pensato il generale Fabrizio Castagnetti, capo di Stato maggiore dell’esercito, a denunciare la coperta troppo corta della nuova finanziaria. «Di questo passo rischiamo di non poter sostituire i mezzi che i talebani ci fanno saltare in aria», ha detto l’alto ufficiale riferendosi ai preoccupanti tagli previsti per il bilancio della Difesa.
Poche ore dopo, dal vertice della Nato a Noordwijk, in Olanda, arrivava un’altra mazzata per il basso profilo del governo Prodi in Afghanistan dettato dai ricatti pacifisti della sua maggioranza. Il segretario dell’Alleanza atlantica, l’olandese Jaap de Hoop Scheffer, vuole che in prima linea contro i talebani, nell’ostico Afghanistan meridionale e orientale, ci vadano soldati di tutti i Paesi membri, a rotazione. Quindi, prima o dopo toccherà anche ai militari italiani la parte più sanguinosa della missione.
Per il momento è già tanto se rimarremo pienamente operativi in Afghanistan a causa delle fosche previsioni sulla legge finanziaria. Il generale Castagnetti, intervenendo ieri mattina a Torino all’inaugurazione dell’anno accademico della scuola d’applicazione dell’esercito, ha scoperchiato il pentolone. Proprio l’esercito, con i suoi 7mila uomini impegnati all’estero, farà maggiormente le spese dei tagli. Pensando all’Afghanistan la battuta dev’essere venuto spontanea al generale: «Di questo passo rischiamo di non poter sostituire i mezzi che i talebani ci fanno saltare in aria».
Gli ultimi sono i mezzi blindati Puma finiti in varie imboscate nella valle di Musay, alla periferia di Kabul. I nuovi Lince, che secondo i soldati sul terreno risultano migliori per cercare di sopravvivere alle trappole esplosive, sono ancora troppo pochi. Inoltre, secondo la rivista Analisi Difesa, mancano i fondi per acquistare le torrette aggiuntive per i Puma e la seconda serie dei mezzi ai quali si possono applicare ulteriori corazzature.
La frase del generale Castagnetti non è solo una battuta, perché ci sarebbero problemi di pezzi di ricambio anche per i cinque elicotteri d’attacco Mangusta operativi da pochi mesi ad Herat. In Afghanistan i mezzi si usurano molto più che altrove.
Alla cerimonia a Torino ha preso parte anche il sottosegretario alla Difesa, Marco Verzaschi, che bontà sua ha concordato sulla carenza di fondi. Pur facendo parte della maggioranza che presenterà una finanziaria di lacrime e sangue per i nostri militari, ha ricordato: «È il terzo anno che si prevedono tagli alle Forze armate. Riduzioni che limitano addestramento, formazione, mezzi sicuri».
Castagnetti ha inoltre sottolineato che se non si approverà velocemente il pacchetto sicurezza, bloccato in Consiglio dei ministri da veti incrociati, «si rischia di creare migliaia di precari, giovani che concluso il periodo di ferma volontaria prefissata devono essere mandati a casa». Il riferimento è alla parte del pacchetto che ripristina il cosiddetto “transito”, ovvero la possibilità per i volontari dell’esercito di entrare a far parte dei ranghi della polizia.
Una doccia fredda per le aspettative ultrapacifiste di frange del nostro governo arriva dalla riunione informale dei ministri della Difesa della Nato, compreso Arturo Parisi, tenutasi ieri in Olanda. Jaap de Hoop Scheffer ha detto che gli «piacerebbe vedere una maggiore rotazione» delle truppe sui fronti più caldi del conflitto afghano. A sud e ad est combattono in prima linea solo olandesi, inglesi, canadesi ed americani. De Hoop Scheffer vorrebbe che anche gli altri alleati si dividessero la responsabilità, a rotazione, della parte più ostica e sanguinosa della missione Isaf.
Italia e Germania non ne vogliono sentir parlare, ma i nodi verranno al pettine nella conferenza Nato prevista in novembre per inviare più truppe anche nelle zone «calde».