«Niente morale se parlate di sesso ai figli»

Parlarne prima possibile. Parlarne prima che arrivi la disinformazione dei coetanei. Ma farlo senza dire ai propri figli cosa è giusto e cosa non lo è. Lo dice il ministero per l'Infanzia e la Famiglia britannico e il tema in questione è il sesso. Argomento scottante nella Gran Bretagna delle teenager precoci, nel Paese col più alto tasso di gravidanze fra le adolescenti in Europa e nella patria di Alfie Patten, il ragazzino di tredici anni finito sui giornali di tutto il mondo per essere diventato padre dopo aver dormito - genitori consenzienti - con una quindicenne. Il messaggio del ministero, contenuto in un opuscolo che sarà distribuito il mese prossimo nelle farmacie del Regno Unito (Talking to your teenager about sex and relationships), è diretto alle famiglie. Ma ha già fatto infuriare cattolici e non per il suo contenuto: il consiglio di evitare di dare giudizi morali su sesso e dintorni. Come dire che sarà compito dei genitori passare tutte le informazioni utili sulla contraccezione, su preservativi, pillole, "pillole del giorno dopo" e impianti intrauterini ma che sarà necessario farlo come degli asettici consulenti.
L'opuscolo suggerisce chiaramente di affrontare «la grande questione» in situazioni rilassate «mentre si lava la macchina, si fanno i piatti o si guarda la televisione». Ma con un avvertimento: «Ricordarsi che cercare di convincerli su cosa è giusto o cosa è sbagliato può scoraggiarli ad aprirsi». Insomma, anche se «discutere dei propri valori può aiutarli a formarsene di propri», meglio che i genitori evitino di trasferire convinzioni personali ai ragazzi.
Il piano in volantini - messo a punto dal sottosegretario Beverley Hughes - ha già scatenato la polemica e messo nuovamente sul banco degli imputati il governo laburista, accusato di fomentare un approccio «amorale» all’educazione sessuale. Durissime le reazioni delle associazioni cattoliche, come il Christian Institute che ha definito «scandalosa» l’idea che il governo suggerisca ai genitori di non trasmettere ai figli i propri valori.