Niente musulmani nella scorta di Blair L’agente rimosso fa causa alla polizia

Non ha superato la supervisione dell’antiterrorismo: è una minaccia

Erica Orsini

da Londra

Niente poliziotti musulmani a difesa di Tony Blair. Un poliziotto islamico ha deciso di fare causa alla polizia metropolitana londinese per discriminazione religiosa e razziale, poiché convinto di essere stato rimosso ingiustamente dal suo incarico. La storia – raccontata dal quotidiano The Independent - risale al 2003, ma l’uomo si è deciso a intraprendere un’azione legale soltanto ora. Amjad Farook, trentanovenne padre di cinque figli, è un poliziotto specializzato con una lunga esperienza lavorativa alle spalle nelle forze di polizia del Wiltshire. A un certo punto la sua carriera affronta una svolta importante e Farook viene trasferito nel gruppo di protezione diplomatica il cui incarico principale è quello di proteggere luoghi e soggetti ritenuti «obiettivi sensibili» come consolati, ambasciate, sedi della polizia e uomini politici, componenti del governo, compreso lo stesso primo ministro britannico Tony Blair. L’uomo aveva preso servizio solo da sei settimane quando gli venne comunicato che avrebbe dovuto essere ritrasferito in quanto non aveva passato la supervisione interna antiterrorismo e rappresentava una minaccia alla sicurezza nazionale. Va detto che tutti gli ufficiali di polizia del gruppo di difesa diplomatica vengono sottoposti ad un rigido controllo per verificare se esistono eventuali collegamenti sospetti con le organizzazioni del terrorismo internazionale, ma la spiegazione che Farook riuscì ad ottenere a fatica per la sua esclusione era effettivamente insolita.
«Il 16 dicembre 2003 - racconta il giornale - il poliziotto venne avvicinato dal sovrintendente capo del dipartimento che lo informò sull’esito negativo del controllo. Secondo la polizia metropolitana Farook non poteva svolgere un’incarico così delicato perché due dei suoi figli – quello di 9 e l’altro di 11 anni – frequentavano regolarmente una moschea in cui operava un imam sospettato di aver dei legami con alcuni gruppi estremisti islamici». Mister Farook aveva fermamente rigettato le accuse spiegando che né lui né i suoi figli erano mai stati coinvolti in indagini e nessuno della sua famiglia si era mai distinto per episodi di malacondotta, ma le sue indignate risposte non erano servite a nulla. Gli era stato spiegato molto chiaramente che la sua presenza avrebbe potuto turbare troppo gli uomini dei servizi segreti americani che operavano spesso fianco a fianco con gli ufficiali del gruppo di protezione diplomatica. Pochi giorni dopo l’uomo era stato trasferito al dipartimento di polizia di Hammersmith e Fullham.
Il 31 dicembre 2003 l’ultima umiliazione. Quando era tornato nel suo ufficio per raccogliere tutti gli effetti personali, Amjad ha raccontato di essere stato condotto nel seminterrato dell’edificio dove era stato sottoposto all’ennesima perquisizione di fronte ad altri colleghi. Ieri il legale di Farook, Lawrence Davies, ha dichiarato di non poter discutere nei dettagli il caso, ma ha espresso un’amara considerazione. «Viviamo in una società in cui ormai, all’estero, è possibile puntare il dito contro un musulmano, affermare che è in possesso di armi di distruzione di massa e che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale senza che nessuno obietti. Ora qui da noi, chi è deputato a proteggerci, si sente autorizzato a puntare quello stesso dito contro i musulmani britannici». Ieri Scotland Yard non ha voluto rilasciare commenti sul caso, ha soltanto ammesso di essere al corrente delle accuse di discriminazione presentate contro la polizia metropolitana da parte di un suo ufficiale.