«Niente onori ufficiali all’erede di Casa Savoia»

Il Movimento Indipendentista Ligure boccia le cerimonie di benvenuto previste in occasione della visita di Vittorio Emanuele a Genova

La visita a Genova degli eredi di Casa Savoia (in programma fra il 2 e il 5 maggio), e soprattutto l’accoglienza ufficiale che le autorità cittadine - il sindaco Giuseppe Pericu e il prefetto Giuseppe Romano in testa - intendono riservare al principe Vittorio Emanuele e alla famiglia non vanno proprio giù agli esponenti del Mil, il Movimento Indipendentista Ligure che da anni si batte per il riconoscimento dei legittimi diritti della Liguria, in particolare per quanto riguarda il diritto della comunità locale ad essere risarcita da Casa Reale «per tutto il male fatto in occasione del sacco di Genova del 1849».
«Abbiamo letto nei giorni scorsi sul Giornale - ricordano Vincenzo Matteucci e Franco Bampi, rispettivamente presidente e segretario del Mil - a proposito della visita che gli eredi dei Savoia faranno a Genova (noi del Mil insieme ai cittadini contesteremo duramente), che “...il principe Vittorio Emanuele e il resto della famiglia incontreranno il sindaco Pericu a palazzo Tursi e sarà per loro l’occasione di ammirare quella che fu la dimora della venerabile Maria Cristina di Savoia, in ricordo della quale nel palazzo sede del Comune è stata recentemente posta una lapide. Allo stesso modo - sottolineano Matteucci e Bampi - la famiglia incontrerà il prefetto Romano, e avrà l’occasione di visitare gli splendidi saloni di Palazzo Spinola in largo Eros Lanfranco...».
Troppo onore, ribadisce la nota del Mil. Che aggiunge: «Per fortuna, il regime monarchico di casa Savoia, che tanto male nei secoli ha fatto alla comunità genovese, è stato spazzato via, ed oggi siamo in un sistema istituzionale repubblicano e democratico, nel quale tutti coloro che rivestono cariche pubbliche non lo fanno per eredità, ma perché il popolo sovrano assegna loro tali deleghe». Resta il fatto del cosiddetto «sacco di Genova», se mai ce ne fosse bisogno, a ricordare antiche ferite mai rimarginate. Il Mil, fra l’altro, si batte perché sia fatta piena luce e chiarezza sul periodo storico dell’aprile 1849, «quando il re Vittorio Emanuele II dei Savoia autorizzò una crudele repressione da parte delle truppe savoiarde comandate dal generale La Marmora, che diedero luogo a tre giorni di inaudite violenze, stupri, assassini. Per questo - insistono Matteucci e Bampi, chiamando direttamente in causa le autorità -, come semplici cittadini e come rappresentanti del Movimento Indipendentista Ligure chiediamo di conoscere le motivazioni che hanno indotto il sindaco e il prefetto, rappresentanti ufficiali delle istituzioni repubblicane democratiche della città di Genova, a concedere a semplici cittadini (tali sono oggi i Savoia!!!) l’onore di essere ricevuti ufficialmente a palazzo Tursi e a palazzo Spinola».
I due rappresentanti del Mil ritengono inoltre che, poiché «non esistono motivazioni per meriti personali di tali Signori nei confronti della Comunità Genovese» si deve supporre che l’accoglienza sia motivata dal fatto che «essi rappresentano semplicemente gli eredi di casa Savoia». Motivazione comunque inaccettabile, sempre a giudizio di Bampi e Matteucci, i quali si richiamano anche all’iniziativa parlamentare, di tono fortemente critico nei confronti di Casa Savoia, del senatore diessino (oggi deputato) Aleandro Longhi, autore di una interpellanza a ben quattro ministri.
«Sono 157 anni - conclude la nota del Mil - che Genova attende che sia fatta giustizia per il sacco ordinato da Vittorio Emanuele II. Non possiamo dimenticare che quel re, al termine della spedizione punitiva del 1849, dopo aver ringraziato La Marmora (“Non potevate fare di meglio e meritate ogni genere di complimenti“), definì i genovesi vile ed infetta razza di canaglie».