"Niente patti con l’Udc. Di Pietro? Un violento"

Berlusconi in Abruzzo: "L’ex pm spadroneggia, gli altri in ginocchio.
Centristi solo politicanti, non disperdete il voto". "La crisi sarà
profonda e intaccherà l’economia reale. Serve fiducia, sinistra
catastrofista. Aiuti a imprese e famiglie"

nostro inviato a Teramo

Le tv saranno pure locali, e la competizione solo abruzzese. Ma dalla Corte dei Tini, relais a due passi da Teramo scelto come quartier generale per la «due giorni» di campagna elettorale, l’affondo politico del Cavaliere, che avverte intanto sui rischi concreti della crisi economica, fa rumore. «Quella tra Idv è Pd è un’alleanza da vecchia politica, con Di Pietro che spadroneggia e altri partiti che si inginocchiano davanti alla sua virulenza», sottolinea il premier, che va oltre. Per Silvio Berlusconi, infatti, l’ex Pm «è un uomo di violenza, il contrario di ciò che dovrebbe essere un politico di cui ha bisogno l’Italia».
La partita per il dopo-Del Turco si apre così. Non a caso, il premier prende di mira pure l’ex alleato centrista, che porta avanti una «politica politicante». E dal palco del PalaScapriano, intervenuto per appoggiare personalmente la candidatura di Gianni Chiodi alla presidenza («grazie a lui qui tornerete ad avere un buon governo», spiega ai circa 4.000 presenti), sottolinea che per stare insieme bisogna condividere valori, principi e programmi. E «l’Udc non può pretendere di stare con il centrosinistra a Trento e con il centrodestra in Abruzzo». Quindi, niente patto, «no alle convenienze legate alle clientele». E aggiunge, lanciando una nuova battaglia in favore del voto utile, «chi scegliesse l’Udc o la Destra, per vicinanze personali o altro, sprecherebbe l’occasione, danneggiando addirittura il Pdl».
Ma al di là delle Regionali in Abruzzo, «importanti anche dal punto di vista nazionale», Berlusconi focalizza la sua attenzione sulla congiuntura economica negativa, senza nascondere le difficoltà del momento. «Questa crisi - rimarca - si sta trasformando in una crisi economica reale. E potrebbe essere anche molto profonda». La ricetta è quella di sempre: fiducia, no al pessimismo, incentivare i consumi. «Se si continua a dire che tutto va male, tutto andrà male», ribadisce il premier. Tanto da sperare che «le profezie fatte circolare dalla sinistra, che grida alla catastrofe, non abbiano ad attecchire sugli italiani». Quindi, è il messaggio, il livello di attenzione è alto, ma per superare la crisi bisogna avere fiducia. E non frenare sui consumi. Un punto fermo su cui il governo, assicura, è impegnato da mesi. Ma senza fiducia, potrebbe anche non bastare. Intanto, ricorda i 10 miliardi di euro messi a disposizione delle banche, annunciando al contempo che la misura relativa all’Iva di cassa, che verrà pagata non più in anticipo ma solo quando si riceve il pagamento, «sarà contenuta nel pacchetto di interventi che presenteremo la settimana prossima». Inoltre, spiega il premier, palazzo Chigi sta studiando interventi sull’Irap e «aiuti concreti alle famiglie più bisognose e con più figli». Per far ripartire il Paese «mi impegno a realizzare le grandi opere - ha sottolineato - nonostante gli ostacoli degli ecologisti. Perché lo Stato deve tornare a fare lo Stato», non come fece «quel ministro della Repubblica, che strofinandosi il piercing nell’orecchio bloccò il Ponte sullo Stretto».
Non poteva mancare una parentesi sul Pdl, alla luce della confluenza ufficiale sancita venerdì da Forza Italia. «Mi hanno accusato di averla liquidata, la mia amatissima e dolcissima, in dieci minuti. In realtà ha semplicemente cambiato nome per abbracciare altre forze politiche per seguire un percorso che va verso il bipartitismo. Ma resterà nel mio cuore».
Dopo aver ricordato poi le pesanti eredità negative lasciate dalla sinistra, Berlusconi punta l’indice contro il trattamento che gli riserverebbero alcuni programmi tv. «Me ne dicono di tutti i colori», attacca il Cavaliere, che sorridendo completa il concetto: «L’altra sera ho notato che in sei programmi della Tv di Stato e vicinanze, venivo preso in giro. E un cerbero protagonista della sinistra, per dire che ero nano e criminale, mi ha definito - con genialità, lo ammetto - Al Tappone...». Il Cavaliere se la ride, poi aggiunge: «E dire che da ragazzo giocavo da centravanti di sfondamento. E oggi, con un metro e settantuno d’altezza, rischio di passare per nano...». Poi, prendendo di mira gli sprechi legati al mondo dell’Università, sbotta: «Alcuni corsi vengono inventati per dare lavoro, cattedre ai professori. Già, ne esiste uno addirittura sul benessere animale. Peccato non essere più studente, ne avrei approfittato, visto che la sinistra mi ha dato pure dell’animale...». Infine, il premier rivendica la «politica del cucù». E spiega: «Mi accusano anche di questo, ma non è altro che la politica della vita. Fatta di relazioni d’amicizia, stima, cordialità. Così come sono quelle di tutti. Ecco perché porto avanti il mio carattere e non ho rinunciato a me stesso».