Niente pediatra dopo i 6 anni I dottori in rivolta

Nei piani del governo anticipata l’età in cui i piccoli saranno curati dai medici di famiglia. Gli specialisti: assurdo, è una scelta sciagurata

I pediatri lanciano l’allarme: il governo vuole «smantellare il sistema di assistenza pediatrica territoriale», con il risultato che a sette anni i bimbi verranno curati dallo stesso medico di mamma e papà. Un vero rischio per la salute dei più piccoli, denunciano i camici bianchi, perché i bisogni di salute di quella fascia di età sono specifici e completamente diversi da quelli degli adulti.

I pediatri scendono in guerra contro il ministro della Salute, Renato Balduzzi. Pietra dello scandalo la Bozza di Riordino delle cure primarie che deve essere approvata in vista del prossimo Patto per la Salute. I direttori generali degli assessorati regionali alla sanità, nel quadro del riordino della medicina del territorio, vogliono modificare «le norme convenzionali che regolano i parametri relativi agli assistiti in carico, prevedendo di assegnare ai pediatri di libera scelta unicamente i bambini da 0 a 6 anni, prevedendo incrementi di massimale solo in questa fascia di età, e trasferire gli assistiti al compimento del settimo anno ai medici di medicina generale».

Oggi invece l’assistenza pediatrica specifica arriva fino ai 14 anni ed è prolungabile sempre per libera scelta fino ai 16. Ma perchè prendere una simile decisione? Proprio nel momento in cui la medicina diviene sempre più “personalizzata“ e addirittura si parla di una medicina di genere, ovvero di cure diverse per uomini e donne la scelta di equiparare le cure del bambino a quelle dell’adulto appare decisamente controcorrente. Le motivazioni di una simile scelta infatti non sono dettate da finalità terapeutiche ma pratiche. In molte zone d’Italia i pediatri cominciano a scarseggiare e non si riesce a garantire l’assistenza in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il rischio di una carenza di medici in questo settore era già stato più volte denunciato proprio dalle associazioni di categoria, che chiedevano però come soluzione più borse di studio per le scuole di specializzazione, ovvero maggiori investimenti nel settore ed una programmazione più attenta in modo da invertire la tendenza riportando il numero degli specializzati in pediatria ai livelli degli anni precedenti.

Ma la soluzione proposta invece è un’altra: tagliare l’assistenza pediatrica al compimento del 7 anno di età , ovvero quella di considerare dal punto di vista dell’assistenza sanitaria un bambino di 7 anni alla stregua di un adulto.

«Una scelta sciagurata - attacca la Confederazione Italiana Pediatri (Cipe)- Una scelta che non ha alcun riscontro scientifico dettata dal fatto che la programmazione nelle scuole di specializzazione è stata fallimentare. Ogni bambino ed ogni adolescente ha diritto ad un’assistenza specialistica».

Il presidente della Fimp, la Federazione dei Pediatri, Giuseppe Mele, boccia l’ipotesi definendola «un attacco alla famiglia e alla professione medico pediatrica».

Contro Balduzzi e la Bozza anche la Società Italiana di Pediatria, Sip. Ridimensionare l’assistenza pediatrica di base al solo periodo 0-6 anni è «sbagliato, fuorviante e pericoloso». Il presidente della Sip, Alberto Ugazio sottolinea come i medici di medicina generale garantiscano «all’adulto un livello molto elevato di assistenza» ma siano meno esperti dei pediatri in materia di salute dei bambini «per il semplice fatto che da 50 anni non se ne occupano più». Ugazio fa notare ad esempio che «il dosaggio dei farmaci per gli adulti è unico mentre per i bimbi è legato al peso o alle superficie coroporea». Per la Sip insomma questa proposta di riorganizzazione pediatrica «mette a rischio la salute dei bambini, smantellando in un solo colpo l’assistenza pediatrica che tutto il mondo ci invidia e che contribuisce a metterci tra i primi posti nelle classifiche dell’Organizzazione mondiale della sanità».

La Sip è decisa a presentare le sue controproposte e proprio oggi ne parlerà in occasione della presentazione del Libro Bianco sulla salute dei bambini 2011, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.