«Niente più cittadinanza con le nozze»

A Milano un matrimonio misto su due è fasullo. Souad Sbai, lei che cosa ne pensa?
«Sono convinta che ce ne siano anche di più. E purtroppo non solo a Milano, ma in tutto il Paese».
Non dovrebbe essere più facile fermare questi imbrogli?
«Ci vorrebbe più attenzione, più controllo. La truffa è evidente quando a sposarsi sono due che non si capiscono, che non conoscono nemmeno il nome l’uno dell’altra».
Bisogna sperare nei consiglieri comunali spie?
«Davanti ai casi più eclatanti è facile farsi venire un sospetto, ma di fondo dipende tutto dalle leggi. Negli ultimi anni l’Italia è un Paese che è cambiato radicalmente e non può permettersi il lusso di sottovalutare il problema dell’immigrazione. Dare documenti importanti come la cittadinanza attraverso il matrimonio è sbagliato».
Lei cosa propone?
«La cittadinanza è un diritto acquisito che deve essere sottoposto a maggiori esami. L’iter non può essere vanificato da un matrimonio truffa. E non bisogna avere paura di revocarlo se la persona non lo merita. Non dimentichiamo che l’attentato terroristico in Spagna è stato fatto da immigrati in regola con i documenti».
Cosa si guadagna a sposare un cittadino italiano o dell’Unione Europea?
«Non solo la cittadinanza. Il peggio viene dopo. Basti pensare al sistema del ricongiungimento familiare. La legge italiana permette ad un cittadino italiano di chiedere il ricongiungimento familiare fino alla quarta generazione: un’esagerazione. Ma non solo. I familiari che arrivano in Italia hanno diritto alla pensione minima».
Senza aver mai lavorato?
«Esattamente. Senza aver mai lavorato in Italia nemmeno per un giorno. Basta avere la carta di soggiorno e l’età per la pensione. Arrivano in Italia per un breve periodo, chiedono la pensione e poi tornano nei loro Paesi d’origine. E 500 euro in Africa è una somma importante. Aberrante se si pensa che all’origine di tutto questo c’è una truffa».
Quanto costa «comprare» un matrimonio?
«Il patto si chiude in genere con quindicimila euro. Lui paga lei, si va in Comune e se nessuno li scopre escono che sono marito e moglie. E lui è diventato cittadino italiano. La maggior parte sono uomini del Nord Africa».
Tutto così facile?
«Sì è quello che continuo a ripetere. Ci vogliono regole più dure. Non si può pensare di continuare a garantire un diritto così importante con tanta leggerezza. Ormai il matrimonio misto sta diventando un cavallo di Troia. Si entra in Italia senza passare dal via, si diventa cittadino a tutti gli effetti, in un lampo. Scavalcando chi l’iter di integrazione lo sta percorrendo in modo onesto, senza bruciare le tappe con un imbroglio»