Niente più Milano da bere. Ormai è solo da sniffare: sigilli alle discoteche vip

Chiusi Hollywood e the Club, templi della movida meneghina: nei privé e nelle toilette scorrevano fiumi di coca

Milano Cocaina e tangente, due vizi metropolitani evidentemente immortali. Il pubblico ministero Frank Di Maio - lo stesso che incastrò Fabrizio Corona - chiude dopo anni di lavoro l’inchiesta (scaturita proprio da quella sul «re dei paparazzi») che lo ha portato a scavare nel mondo dei locali notturni milanesi. E racconta che proprio lì, sulle piste da ballo e nei privè dei locali alla moda, si incrociano le piste della droga e quella delle corruzione. A dettare legge sulla vita notturna della città, dice l’inchiesta di Di Maio, sono i loschi signori dello spaccio. Ma anche i ras in colletto bianco, quelli che amministrano come se fosse cosa loro l’ufficio del Comune che vigila sulle licenze. E dove i funzionari si potevano comprare in modo piuttosto semplice: «Rudi grazie di tutto, è stata ’na gran serata e ’na gran scopata», scriverà un impiegato di Palazzo Marino a Rodolfo Citterio, titolare di balere, sindacalista del settore e gran faccendiere a pagamento delle licenze ai locali.
Ma se l’inchiesta sulla corruzione amministrativa e forse politica è solo agli inizi (insieme a Citterio sono indagati l’ex capo dei vigili, Bezzon, e un lungo elenco di dipendenti comunali, tra cui un paio di capi ripartizione) l’indagine sulla droga è alla fine, ed è un finale col botto: ieri mattina vengono chiusi e sigillati due locali simbolo della notte milanese, Le Club e soprattutto l’Hollywood, da anni il ritrovo dei calciatori, delle modelle e soprattutto degli sfigati danarosi ansiosi di mischiarsi con loro.
E i nomi dei vip dalla «pippata» facile affollano le pagine dell’ordinanza di custodia: Aida Yespica, Ana Laura Ribas, Francesca Lodo, Fernanda Lessa, Alessia Fabiani, Belen Rodriguez, tutte in un modo nell’altro tirate in ballo - e tutte, una volta interrogate, ree confesse - dal «pentito» di questa indagine, da tale Pietro Tavallini, navigatore di lungo corso delle notti milanesi, che aveva descritto con dovizia di particolari cosa accadeva nei privè, le zone dei due locali riservate ai clienti di riguardo: un andirivieni continuo nei gabinetti dove maschi e femmine si mischiavano in nome della «riga», la dose di cocaina. Dice Fernanda Lessa: «Ho assunta cocaina insieme a Tavallini parecchie volte, in diverse circostanze e talvolta anche all’interno di qualche locale come l’Hollywood e The Club; ricordo che all’interno dell’Hollywood entravo all’interno del bagno del privè soprattutto il mercoledì e lì facevo uso di cocaina».
Dice Francesca Lodo: «Ho consumato cocaina all’interno del bagno del privè dell’Hllywood con Pietro Gavallini e ricordo che c’era anche Belen Rodriguez, anche se non sono certa del fatto che l’abbia consumata anche lei. Ho fatto uso di cocaina all’interno dell’Hollywood almeno tre volte. In particolare, io e Tavallini Pietro ne abbiamo fatto un discreto consumo all’interno del bagno dell’Hollywood approfittando dell’assenza della security. La security l’ho vista raramente davanti ai bagni, anzi sono più le volte che non l’ho vista». Alessia Fabiani: «Ho assunto cocaina al Frank con Pietro, al The Club con Walter Agostoni ma mai all’Hollywood». Belen Rodriguez: «Ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo a casa sua solo due volte. Non so dove Francesca la prenda, ma sono certa del fatto che ne fa assai uso. Lei mi Invitava spesso ad andare nei bagni dell’Hollywood le domeniche sera in cui stavamo insieme con tutti i componenti del gruppo Mora; ma io non la seguivo perché temevo l’effetto della cocaina». Riassume il giudice: «I prive dell’Hollywood e The Club sono luoghi dove la cocaina viene richiesta, ceduta, regalata e consumata ai tavoli, negli spazi tra un tavolo e l’altro, sui divanetti, nei bagni. Il libero consumo di cocaina diventa una delle attrattive dei locali».
Verbali già pubblici, cose ormai arcinote, immortalate e anche dalle telecamere nascoste delle Iene. Persino la richiesta di arresti firmata dal pm Di Maio è vecchia di un anno e mezzo, e solo adesso chissà perchè il giudice si è deciso a controfirmarla. Al punto che i gestori delle discoteche, messi agli arresti domiciliari, protestano. «Il privè come lo ha descritto Tavallini - dicono - all’Hollywood non esiste nemmeno più, adesso tutto è sotto gli occhi di tutti».
Ma il giudice è di diverso avviso, parla di «una chiara volontà di continuare nel comportamento antigiuridico che, d’altra parte, assicura agli indagati lauti guadagni». La tesi è semplice: i signori delle discoteche non guadagnano sullo spaccio di coca, ma lo tollerano e ne approfittano perché la libera circolazione di polvere è tra le principali attrazioni dei loro locali. Così per Hollywood e Le Club si abbassano le saracinesche. Fino a nuovo ordine, i nottambuli della movida milanese dovranno tirare altrove le cinque del mattino.