«Niente più Muro, ecco la mia Bulgaria»

«C’è troppa approssimazione quando si parla dell’Est europeo. Non siamo tutti dei delinquenti»

Nome: Zornitza Petrova Kratchmarova (per tutti “Zorni”). Età: 30 anni. Luogo di nascita: Sofia. Cittadinanza: italiana. Titoli di studio: laurea in Scienze politiche con indirizzo politico-internazionale. Segni particolari: determinazione. Attualmente lavora a Panorama Economy e quest’anno ha vinto la sesta edizione italiana del premio giornalistico Citigroup per un’inchiesta sull’imprenditoria etnica. Figlia unica di Peter, campione olimpionico di pallavolo e di Violetta, affermata cantante lirica, Zorni si è trasferita in Italia con i genitori nel 1989, pochi mesi prima della caduta del Muro, quando ancora l’“Altra Europa” era avvolta nelle brume comuniste. A differenza della maggior parte dei bulgari, i genitori di Zorni avevano potuto uscire dal loro Paese a più riprese con l’imprimatur del governo grazie alla loro professione. Fu così che a un certo punto il padre decise di stabilirsi in Italia per fare l’allenatore, mentre la madre oggi fa la solista presso la Corale Verdi di Parma, di cui è anche consigliere.
Cosa ricorda del suo Paese?
«È una terra magnifica, ricca di storia e di tradizioni, che purtroppo gli italiani conoscono poco. C’è molta approssimazione quando si parla dell’Est europeo».
Per lei è stato facile integrarsi?
«Premetto che sono una privilegiata. Ero con i mie genitori e non avevamo problemi economici. Inoltre avevo 12 anni, un’età in cui è più facile adattarsi ai cambiamenti. Ma non è così per tutti, so di miei connazionali che hanno dovuto affrontare ostacoli ben più difficili».
C’erano bambini stranieri nella sua classe?
«Erano i primi anni Novanta ed ero l’unica straniera. I miei compagni mi consideravano un po’ esotica, ma non c’era ostilità. Oggi le classi multietniche sono la norma».
Secondo lei gli italiani sono razzisti?
«Dipende dalla cultura e dal grado di tolleranza delle singole persone ma anche dagli immigrati e dal loro modo di porsi. Il rispetto deve essere reciproco, sia da parte dello straniero che deve rispettare le regole sia della società di accoglienza che non deve applicare politiche discriminatorie».
Cosa pensa del voto agli immigrati?
«È un punto di arrivo importante, ma è anche una questione che va gestita con delle regole».
Tipo?
«Fondamentale è la conoscenza della lingua e delle leggi che poi vanno rispettate».
Frequenta la comunità bulgara a Milano?
«Ho diversi amici. Ma sono contraria alle ghettizzazioni. Ritengo che le comunità tendano a chiudersi in se stesse e questo non va bene. Lo dimostrano gli episodi recenti in Chinatown».
Va spesso in Bulgaria?
«In vacanza quando posso. Ripeto, è un Paese magnifico che amo profondamente. Adesso che fa parte dell’Ue, voglio contribuire nel mio piccolo a darne una buona immagine. Non mi piace che i miei connazionali vengano troppo spesso liquidati come delinquenti dediti a traffici illeciti. Non a caso la mia tesi di laurea era incentrata sull’evoluzione del diritto costituzionale bulgaro. Era, ed è, un modo per parlare bene del mio Paese ripercorrendone le tappe. Sono certa che anche gli italiani impareranno ad amarlo con il tempo».