Niente Ponte e Tav Ora ci toccano le kultur-truppen

Ruggero Guarini

Il progresso è assicurato. Fermeranno tutto. Si muoveranno soltanto loro. Loro e le loro kultur-truppen. Che del resto già da un pezzo si muovono assai speditamente su tutto il territorio nazionale. Anzi dalla grande ammucchiata di esperti del ramo Kultura Assistita è ormai nata un'unica immensa compagnia di giro in servizio permanente effettivo da un capo all'altro della penisola. Ora però che possono contare sull'appoggio di un governo superculturale questi maratoneti della cultura assistita potranno muoversi con una frequenza e una velocità davvero vertiginose.
Un governo superkulturale come questo, gagliardamente ingaggiato anche e soprattutto sul fronte del pensiero e delle arti, non potrà infatti sottrarsi al dovere di gratificare il vasto popolo dei suoi intellò investendo fiumi sempre più traboccanti e spumeggianti di denaro pubblico pompato dalle tasche degli ignoranti nella produzione ininterrotta di una gamma sempre più vasta di convegni, seminari, festival, dibattiti, filmini, spettaccoloni, celebrazioni, fiere, sagre, notti bianche e ogni altro possibile evento di specie nobilmente creativa e ricreativa.
Ora sì che tutti questi ventriloqui di quel grande morto che parla che è il comunismo d'antan (e che forse non ha mai parlato con tanto verbosa facondia attraverso le bocche dei suoi orfanelli come dal giorno in cui è crepato sotto le sue stesse macerie) potranno godersela e spassarsela radunandosi e sproloquiando collegialmente in una sequenza inarrestabile di liturgie kulturali volte a esprimere e perpetuare una sola indistruttibile fede: ossia il fermo convincimento, vivissimo in tutti loro, di essere la crême intellettuale e morale del loro paese e forse del mondo intero.
È questo convincimento a incoraggiarli a parlarsi ininterrottamente addosso davanti a ogni specie di pubblico con quel toccante fervore, al tempo stesso festevole e sepolcrale, che non manca mai di regnare sovrano sullo svolgimento delle loro cerimonie? A suggerire questa rispettosa allusione alla natura insieme gaudiosa e luttuosa della loro vocazione concorre lo stile delle manifestazioni in cui essa suole di solito esprimersi. Che infatti tradisce sovente un'insaziabile brama di feliciso, e onoranze funebri.
Il moto perpetuo di questi armenti di allegri necròfori è comunque il solo movimento conforme agli ideali di un governo che fin dai suoi primi vagiti non ha esitato a esprimere la sua aspirazione all'immobilità ricordandoci di non volere niente che alluda a una qualche mobilità, ragion per cui niente Tav, niente ponti di Messina, niente legge Biagi, niente centrali nucleari, insomma nessuna di quelle diavolerie che riducendo qualche distanza geografica, energetica, economica, sociale o di altro tipo, potrebbero generare sviluppo, attirare capitali, rinnovare istituzioni, riformare costumi e sfregiare un mondo del lavoro in cui ogni dipendente deve restare virtuosamente inchiodato per tutta la vita allo stesso posto.
L'unico movimento capace insomma di rivelarci quello che forse è il più intimo segreto della nostra gauche: ossia che la sola cosa progressiva che c'è nella sua politica è la paralisi che riesce a trasmettere a tutto ciò che essa tocca.
guarini.r@virgilio.it