Niente Senato per Nunzio D’Erme Il gip ha negato il permesso di uscire di casa al leader dei no global agli arresti domiciliari

Marcello Viaggio

Negato a Nunzio D’Erme, agli arresti domiciliari dal 24 giugno, il permesso di andare al lavoro al Senato. Dieci giorni fa è stato nominato da Russo Spena consulente per le politiche abitative del gruppo di Rifondazione. Ma il gip Laviola ha detto di no alla richiesta del leader dei Disobbedienti romani. E negato il permesso lavorativo ad altri due imputati. Il provvedimento dei domiciliari, a seguito della «spesa proletaria» del 2004 a Panorama e Feltrinelli, deciso dal gip il 4 gennaio 2005, era stato definitivamente confermato e reso esecutivo il 21 giugno 2006 dalla Cassazione. In attesa dell’udienza preliminare ad ottobre davanti al gip Paternello.
D’Erme da qualche giorno, dicevamo, e precisamente dal 19 luglio, è consulente al Senato per le politiche abitative. Anche se non può varcare per il momento la soglia di casa. Fra le migliaia di beneficiati del governo Prodi - collaboratori, segretarie e portaborse - c’è un posto al sole anche per lui. Con tanto di stipendio e benefit, naturalmente. Peccato che D’Erme di politiche abitative ne conosca solo una: quella di «Action». Una ricetta semplice: cavalcare la protesta, fare liste proprie e «okkupare». Case pubbliche, scuole, ex cinodromi, proprietà private. Senza distinzione. In nome del diritto alla casa, ovviamente.
Peccato che per questa sua visione politica delle cose, diciamo così, lo stesso D’Erme sia imputato nel processo per le occupazioni abusive di case insieme ad altri 12 esponenti di Action. Prima udienza in autunno, pm Vitello. Capo d’imputazione: associazione a delinquere. Mentre per gli altri peccatucci è, come si diceva, agli arresti domiciliari. Carcerato, dice lui.
Che cosa dedurne? Intanto il capo dei Disobbedienti, fondatore delle Tute Bianche, del Roma Social Forum, ex consigliere comunale, è considerato ormai inoffensivo dal partito di Bertinotti dopo le violente polemiche delle Europee 2004. Ridotto ad un ruolo subalterno rispetto al più giovane ed aitante Caruso ed agli altri leaderini no global, uno come lui non ci fa una gran bella figura. D’Erme ha 44 anni. Francesco Caruso 31. Quello fa politica, lui no. Ha altri problemi. I tempi cambiano. Dovesse recarsi in canottiera ed infradito in Campidoglio, oggi, invece del mite Mannino incorrerebbe nelle ire di Coratti. Altro giovane rampante. Insomma, D’Erme, considerato anche il tonfo della lista Arcobaleno, 0,6 per cento alle Comunali, si ritrova ad un passo dalla pensione.
Ma il declino di D’Erme non deve distogliere l’attenzione dal resto. La consulenza che Rc chiede al capo dei Disobbedienti sulle politiche abitative è in totale sprezzo della magistratura, forse anche della linea programmatica dell’Unione. Fino a prova contraria, e fatta salva la presunzione d’innocenza, D’Erme è rinviato a giudizio per associazione a delinquere per via delle occupazioni abusive. Rc si pone al di sopra della magistratura in nome della vecchia lotta di classe? L’impressione di fondo è che, tolto di mezzo Berlusconi, i partiti dell’Unione si stiano togliendo di mezzo anche i centri sociali e i no global più esagitati. A Bologna, per dire, il 25 luglio, la sede degli ultras di «Livello 57» è stata sgomberata. A Roma Ds e Margherita contestano Medici, minisindaco rifondarolo del X Municipio, alleato numero uno dei Disobbedienti capitolini. Dieci giorni fa Giordano e Smeriglio, segretario romano, hanno visitato D’Erme confinato in casa. Rc fa quadrato. Ma con chi sta? Al Governo o con gli «okkupanti» abusivi?