Niente sepoltura in cattedrale per Cesare Borgia, spietato principe rinascimentale

Madrid - Cesare Borgia fa ancora paura a 500 anni dalla morte, e l'arcivescovado di Pamplona, in Spagna, ha rifiutato il permesso di far tornare in chiesa, dove inizialmente si trovavano, i resti dello spietato principe rinascimentale nel quale Nietsche vide «la reincarnazione dell'Anticristo». «L'arcivescovado non ha dato il suo permesso» dopo mesi di trattative, hanno detto all'Ansa fonti del municipio di Viana le quali hanno precisato che il sindaco socialista Gregorio Galilea Arazuri ha deciso di trasferire comunque nel prossimo futuro i resti del figlio di papa Alessandro VI, che oggi si trovano davanti all'entrata principale di S. Maria, all'ingresso secondario del tempio erigendogli un monumento.

E, d'accordo con il parroco, Arazuri ha inserito all'inizio del programma delle commemorazioni ufficiali per il quinto centenario della morte, un requiem cantato alla prossima messa domenicale. «Ma non si tratta di una 'messa pro defunctis' ma solo di una parte cantata al termine del rito», hanno spiegato al muncipio Il portavoce dell'Arcivescovado, monsignor Santos Villanueva ha confermato che il corpo dell'ex comandante delle truppe papali non potrà entrare a S. Anna. «Ma la decisione non comporta un giudizio morale sul personaggio storico - ha spiegato -. È stata presa tenendo conto che ormai non vengono più consentite sepolture dentro le chiese».

Il corpo di Cesare, ucciso in un'imboscata l'11 marzo 1507 davanti alle porte di Viana, era stato dapprima composto in un grande sepolcro di marmo voluto dal re di Navarra di cui aveva guidato l'esercito contro il ribelle conte di Lerin, signore della città. E sulla tomba era stato scritto: «Qui giace in poca terra colui che da tutta era temuto». Pochi anni dopo un vescovo lo riesumò per gettarlo in strada affinchè fosse «calpestato da uomini e bestie». Nel 1953 le autorità di Viana trasferirono finalmente i resti davanti a S. Maria sotto una lapide di marmo all'esterno del tempio. E nel 1965 gli venne eretto un busto in città. Ma il ritorno in chiesa era considerato importante dalle autorità locali per una «riabilitazione morale» che avrebbe coronato quella «storica» implicita nelle grandi celebrazioni. E avevano tentato di ottenere l'autorizzazione della gerarchia cattolica, che era dapprima parsa possibile, finchè l'arcivescovo non aveva opposto un "no" definitivo.

Cesare (1475-1507) fu il modello del Principe di Machiavelli con quelle certezze il cui abbandono favorì la fine del Rinascimento. E anche se responsabile di gravi misfatti, fu addirittura presentato dagli studiosi posteriori, a cominciare dal Guicciardini come il simbolo del male. Ignorando forse che lo stesso Machiavelli lo definiva «un signore splendido con l'anima grande» e dal «sovrumano coraggio». E Leonardo, che fu alla corte del Valentino, realizzò tre studi per un ritratto di Cesare. Schizzi che esprimono una serenità spirituale che li fa diversi da tutte le immagini artistiche e letterarie che ci sono di lui pervenute, tanto da far persino sospettare, senza motivo, che non si trattasse del Borgia. O che l'improvviso abbandono della corte da parte del cinquantenne Leonardo fosse dovuto non all'orrore per l'uccisione del suo amico Vitellozzo Vitelli, ma ad un amore non corrisposto per il venticinquenne e bellissimo principe.