«Niente sesso: siamo inglesi» tutti i vizi della società italiana

Una macchina comica perfetta, dove tempi, ritmo e battute rappresentano il motore di una girandola di situazioni maliziose, intriganti, imprevedibili. Stiamo parlando dell'ennesima edizione di «Niente sesso siamo inglesi» di Anthony Marriott e Alistair Foot (in lingua originale: No sex please: we are british), la commedia degli equivoci che già vide la luce in Italia nell’ormai lontano 1972 (poi riproposta con la stessa fortunata formula nel 1990) per mano degli inossidabili Pietro Garinei e Sandro Giovannini. E due «mostri sacri» del teatro italiano come Erika Blanc e Gianfelice Imparato contribuiscono con la loro verve, sulla scena del teatro San Babila fino al 5 aprile, a rinnovare un lavoro sempre accattivante e dall’esito «scontato» sul pubblico. Diretto da Renato Giordano, il testo, adattato dallo stesso protagonista Imparato, oltre ad offrire una trasposizione ovviamente «italianizzata» del testo inglese, adattato alle nostre peculiarità sociali e culturali, si veste di abiti più freschi e attuali. Così, quando lo stimato direttore di banca Vale, interpretato da Vario Santoro, riceve un pacco di fotografie pornografiche, si scatena un'esilarante serie di equivoci e fraintendimenti che coinvolgono la famiglia del protagonista, aggravati dal fatto che il bancario vive con la moglie Lory nell'appartamento di proprietà del clero e ubicato proprio sopra la Banca Vaticana. Insomma: quando il «caso» ci mette lo zampino... Come una matrioska, il primo «inciampo» dà la stura ad un complicato susseguirsi di equivoci, il tutto condito a perfezione da un continuo scambio di battute e animato dall'ininterrotto aprirsi e chiudersi di porte e dallo smarrimento dei protagonisti. Inevitabile il coinvolgimento di altri personaggi, come i membri della famiglia, tra i quali spiccano Eleonora, interpretata da Erika Blanc, per la sua incontenibile indiscrezione, e Felice (Imparato) il quale, nel tentativo di disfarsi del «sudicio» pacco, con disattenzione lo abbandona ingenuamente nientemeno che davanti a una parata di guardie svizzere. Come dicevamo l'originale collocazione della vicenda è stata volutamente trasposta dalla società inglese degli anni Settanta nell’Italia dei giorni nostri, con il Vaticano che regna indisturbato e che condiziona il tran tran quotidiano e il trascorrere dei tempi. La commedia spumeggiante che dal 1971 fino al 1987 è stata rappresentata nel West End ininterrottamente per 6.761 repliche consecutive, senza dimenticare la versione cinematografica di Cliff Owen del 1973, continua a divertire le platee che ancora una volta si trovano vorticosamente trascinate dalla forza centrifuga di una comicità da vaudeville.