Niente silenzio elettorale Solo un coro anti Cav...

Il voto di oggi e domani è anche una scelta di campo, pro o contro il premier. Altro che che i programmi dei candidati o i problemi delle città: solo attacchi a testa bassa

Andate e predicate le regole elettorali. Il richiamo alla fede cristiana può attendere, quello alla fede antiberlusconiana no. E così ieri la diocesi di Milano ha finalmente trovato la forza di alzare la voce con sdegno: contro l’Islam che attacca i fondamenti della civiltà cristiana? Contro i fedeli che svuotano le chiese? Contro i preti che a volte sembrano non credere più al Vangelo? Macché: contro l’ipotizzata tentazione del Cavaliere di rompere il silenzio obbligatorio nella giornata prima del voto. Una grande questione politica, forse anche legale, magari civica. Ma davvero è un’urgenza della fede? Davvero è una questione ecclesiale? Eppure è bastato che la sinistra paventasse il pericolo e zac, il vicario episcopale monsignor Eros Monti s’è messo a recitare versetti che sembravano tratti dalla bibbia di Repubblica.
Ora è anche divertente che un monsignor che si chiama Eros faccia la predica al Cavaliere, per l’amor del cielo. Ma a me il dubbio resta: possibile che sia questo il principale richiamo da rivolgere ai cristiani, in quanto cristiani, in questa IV domenica di Pasqua? Il rispetto del bon ton elettorale? Davvero, per il vicario episcopale, è più importante prepararsi alla domenica leggendo il regolamento del buon scrutatore, anziché quello del buon pastore? Davvero i precetti del seggio sono diventati più importanti di quelli divini? La diocesi ambrosiana non è nuova a interventi del genere, per carità, ci siamo anche un po’ abituati: resta immortale, per esempio, la lettera ai bambini per Natale 2009 in cui il cardinal Tettamanzi pensò bene di ridurre la nascita di Gesù a una questione da operatore ecologico, spiegando che le cose importanti da sapere sulla Natività sono l’esigenza della raccolta differenziata e del riciclaggio degli oggetti usati. Ma non si sta un po’ esagerando?
Il fatto è che c’è una parte di Chiesa che ha scambiato il Vangelo (il testo più scorretto e rivoluzionario che ci sia) nel manuale del politicamente corretto. Quello che conta non è annunciare la lieta novella, piuttosto riuscire a ottenere l’applauso di Repubblica. Siate ecologisti, pacifisti, un po’ sindacalisti. Soprattutto anti-berlusconiani. Rinunciate al Satana di Arcore? Rinuncio. Credete nel verbo di Ezio Mauro? Credo. Del resto, non ci si può stupire: nella domenica delle Palme, il cardinal Tettamanzi, pur con espressioni vaghe, aveva costruito una predica ad personam, prendendo di mira proprio il premier. Questione di gusti. Come facciano i cattolici a sostenere chi, come Pisapia, da sempre è schierato dalla parte di eutanasia e matrimoni omosessuali, bisognerebbe chiederglielo ai fedelissimi ambrosiani dell’arcivescovo Dionigi che mandano in giro via internet documenti anti Moratti e che sono indignati per i ritardi dello scolmatore di Seveso. Problema importante, si capisce: lo scolmatore di Seveso vale bene un’unione gay. Nel frattempo, sulle ali dell’antiberlusconismo da sagrestia, ci becchiamo monsignor Eros che, messe da parte per un momento le virtù teologali, si concentra sulle virtù elettorali: finora i sacerdoti invitavano i devoti a rispettare il silenzio della preghiera. Adesso l’importante è che venga rispettato il silenzio dei candidati. In altro parole: Silvio, taci. Convertitevi e credete agli articoli di Curzio Maltese.
La diocesi di Milano, d’altra parte, in questa occasione arriva buona ultima. Ormai è chiaro: anche quella di oggi è sempre la solita sfida, la stessa che si rinnova da 17 anni a questa parte. Berlusconi contro tutti, tutti contro Berlusconi. Dicono che sia il Cavaliere a voler personalizzare le battaglie elettorali, sarà, ma bisogna dire che gli altri non riescono a parlare d’altro che di lui. Provate a chiedere a uno di sinistra perché va a votare? Per il sindaco? Per un’amministrazione migliore? Per un bel consiglio comunale? Macché: per mandare a casa Berlusconi. E oplà. «Auspico un capovolgimento se no torniamo nelle grotte», ha detto ieri Dario Fo (nelle grotte? Addirittura? E che va a fare? A sostituire Bin Laden?). E Guido Rossi ha rilasciato una dotta intervista a Repubblica in cui afferma che Milano deve «dire no al Cavaliere» per dare il via al «nuovo riscatto italiano». Nientepopodimenoche. E sapete come si caratterizza, secondo Rossi, il nuovo riscatto italiano? Liberandosi dalle lobby (di cui Rossi, per altro, è uno dei massimi rappresentanti).
Ma le lobby, come il regolamento pre-elettorale, sono solo un pretesto. La storia in realtà è una sola, sempre la stessa: Berlusconi contro tutti, tutti contro Berlusconi. Si finisce sempre lì. Le buche nelle strade? I tombini che saltano? Le città che si allagano? I giardini da rimettere a posto e le altre quisquilie delle città? Passa tutto in secondo piano. È una tornata amministrativa, ma che importa? Ogni competizione elettorale, ormai, è diventata una specie di referendum: tu da che parte stai, berlusconianamente parlando? Dicono che sia il Cavaliere a impostare così la corsa al voto. Sarà. Però anche loro non scherzano. Del resto, è chiaro: il tiro al bersaglio è più facile che trovare un’idea. «Queste elezioni a Milano, Napoli, Bologna e Torino misureranno un varco nel berlusconismo», ha proclamato ieri Nichi Vendola da Palermo. Che strano: nessuna diocesi siciliana è intervenuta per chiedergli il rispetto del silenzio pre-elettorale.