"Niente soldi da Milano, ma il governo ci aiuti"

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno sui sette miliardi di buco ereditati da Veltroni: &quot;Il <em>Giornale</em> ha ragione: dobbiamo rimboccarci le maniche. E nessuno tocchi l'Expo, niente soldi da Milano. Però per la Capitale è un'emergenza, lo Stato deve intervenire&quot;

da Roma

Sindaco Alemanno, ci spiega perché il Nord dovrebbe farsi carico del disavanzo del Campidoglio provocato soprattutto dalle spese disinvolte dei suoi predecessori?
«Nessuno vuole coprire le responsabilità di chi mi ha preceduto in Campidoglio. Il nostro obiettivo principale è proprio quello di evitare che la situazione del bilancio capitolino peggiori al punto di provocare una crisi della quale pagherebbe le conseguenze Roma, certamente, ma anche il resto del Paese in termini di immagine, ma non solo».
A che cosa si riferisce nel dettaglio?
«Voglio invitare tutti a riflettere serenamente sul fatto che, se Roma non ce la facesse a evitare una situazione di crisi, il conseguente declassamento del rating da parte degli analisti internazionali farebbe crescere ulteriormente il peso del debito. Tutto ciò non potrebbe non riflettersi anche sulla credibilità finanziaria del nostro Paese».
La sua fiducia, però, è subordinata a un aiuto da parte del governo...
«Guardi, un intervento straordinario del governo è necessario. Ma dev’essere un contributo volto a dare l’avvio a una grande opera di risanamento dei conti del Comune di Roma. Ecco, per questo aspetto, è giusto quello che scrive Il Giornale: nel senso che dobbiamo seriamente rimboccarci le maniche per uscire definitivamente da questa delicata situazione. E per farlo, dovremo necessariamente agire su più fronti, a cominciare da operazioni che consentano di reperire risorse anche dal patrimonio di proprietà comunale, ma mi deve consentire di spiegare l’attuale situazione del bilancio più precisamente».
Precisi pure.
«Quando ci siamo insediati in Campidoglio, meno di due mesi fa, abbiamo scoperto, a mano a mano che andavamo avanti con l’analisi settore per settore, una situazione disastrosa e ben più pesante di quella che ci aspettavamo. Come è noto, il disavanzo si aggira attorno ai sette miliardi di euro. Ma in più c’è da considerare che abbiamo dovuto affrontare, da subito, difficoltà di cassa dovute al blocco dei trasferimenti dalla Regione Lazio per motivi che tutti conoscono, cioè a causa delle ristrettezze imposte dal piano di rientro del deficit sanitario che peraltro era stato più volte modificato e inasprito. Altre sofferenze derivano dal bilancio corrente, nel senso che le attuali entrate non coprono le spese per il personale, per i servizi sociali e per i servizi pubblici essenziali».
Un bel disastro.
«E purtroppo non è tutto qui. Ci siamo anche accorti che gran parte degli investimenti degli anni scorsi, soprattutto quelli relativi alle nuove linee di metropolitana e alle opere per il trasporto pubblico locale, sono stati effettuati senza copertura, sia per quanto riguarda la spesa, sia per gli interessi. Comunque le cifre precise le renderemo note giovedì in occasione di una seduta straordinaria del consiglio comunale che seguirà, probabilmente, alle decisioni che verranno prese domani dal Consiglio dei ministri su Roma».
A palazzo Chigi ci sono anche ministri poco propensi alla generosità senza condizioni sulla «questione romana»...
«Agli amici leghisti voglio rivolgere un appello: aiutateci a uscire da questa situazione, non per riproporre le vecchie logiche dell’assistenzialismo alla romana, ma per mettere la nostra capitale in linea con il progetto federalista. Noi vogliamo tagliare i ponti con la negativa esperienza veltroniana che ha portato a questa situazione. Vogliamo coinvolgere le imprese in progetti che diano a Roma un ruolo internazionale tra Europa e Mediterraneo, con infrastrutture in grado di attrarre investimenti anche dall’estero».
Non c’è il rischio che i soldi stanziati per aiutare Roma siano sottratti ad altri progetti riguardanti il Nord?
«Con il sindaco di Milano Letizia Moratti mi sento spesso. Secondo me, non solo il rischio del quale lei parla non esiste, ma bisogna anche evitare di tornate a vecchie e ormai sorpassate rivalità, o addirittura conflittualità, tra Milano e Roma. Ci siamo trovati d’accordo sul principio della complementarietà e su questo dobbiamo continuare a lavorare per far cresce le nostre città. In altre parole, per rendere il concetto ancor più chiaro, le risorse che servono per Roma non possono essere sottratte all’Expo di Milano del 2015».
Il provvedimento del governo risolverebbe la situazione?
«Sicuramente no, ma è l’unico modo per dar vita ad altri provvedimenti volti a una forte riduzione delle spese, a cominciare dal disboscamento della holding del Comune di Roma. Ecco l’altro aspetto giustamente evidenziato da Il Giornale, almeno per quello che attiene alle partecipazioni azionarie. Dobbiamo vedercela con 81 società di primo livello, che operano in vari settori. Il nostro compito dev’essere quello di ridare spazio al mercato, concentrandoci soprattutto sul core business di ogni singola azienda. Ma si tratta di una operazione che può dare risultati nel medio periodo».
E per ottenere, invece, risultati a breve termine?
«Oltre all’intervento straordinario, bisogna pensare a poteri speciali che prefigurino un nuovo status federalista per Roma, che da capitale centralista, deve diventare il battistrada del federalismo fiscale e istituzionale. Magari con una forma giuridica di distretto federale simile a quella delle province autonome di Trento e Bolzano. Insomma, agli amici leghisti diciamo che salvare Roma Capitale è la premessa per la grande riforma del federalismo fiscale che ormai tutti attendiamo».