«Niente tregua a una sinistra che perseguita gli avversari»

Affondo di Cicchitto. E Bondi chiede un’inchiesta sui rapporti di potere nelle regioni rosse

Claudia Passa

da Roma

Una «singolare combinazione», i «casi della vita». Usa l’ironia Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia, per commentare il tentativo dei pesi massimi dell’Unione di «smarcarsi» dagli incontri col presidente delle Generali riferiti da Berlusconi ai Pm. «I massimi leader del centrosinistra - afferma - non riusciranno mai a spiegare la singolare combinazione per cui nel corso dell’estate scorsa ognuno di loro è andato a parlare con Bernheim. Tutti lo vedevano, ma nessuno di loro lo faceva per parlare di Unipol. Quando si dice i casi della vita...».
Sugli incontri col capo delle Generali, Cicchitto fa nomi e cognomi: «Il professor Prodi ce ne dà un’indiretta e furbesca conferma per quel che lo riguarda. Anche Elia Valori si esibisce in un esercizio del genere per proteggere D’Alema. Il fatto che le Generali avessero un pacchetto di azioni assai appetibile ci fa invece pensare che qualcuno di loro sia andato da Bernheim per sollecitarlo a vendere all’Unipol, e qualcun altro a sostenere la tesi opposta». Il deputato azzurro respinge le accuse contro Palazzo Chigi; ricorda che «la sinistra non ha mai concesso tregua a nessuno ma ha sempre cavalcato spudoratamente tutte le campagne per distruggere gli avversari», e ora, per l’«imbarazzo», «vorrebbe far scomparire il tema delle sue imprese finanziarie dal dibattito politico». E «lungo il filo di questo revisionismo spinto, e sulla base dei recenti attacchi a Berlusconi da parte di autorevoli speculatori di Borsa e illustri calzolai», suggerisce a Fassino e D’Alema una rivisitazione pittorica del «Quarto Stato» di Pellizza da Volpedo, «sostituendo alle figure di operai e braccianti quelle di Carlo De Benedetti e Diego Della Valle».
Un riferimento che fa il paio con l’allarme lanciato dal coordinatore Sandro Bondi, per il quale senza Berlusconi il Paese «sarebbe dominato da potentati economici come quelli che ieri hanno fatto sentire rumorosamente e spavaldamente la loro voce», che «stanno dentro e alle spalle dei partiti»; e l’Italia «sarebbe già diventata o potrebbe diventare una grande e unica regione rossa» in cui «l’occupazione del potere politico, economico, sociale e culturale sopprime e annulla ogni libertà e autonomia della società civile». E a proposito di regioni rosse e «groviglio di interessi», Bondi invoca una commissione d’inchiesta «sulla sistematica e asfissiante occupazione di potere nelle regioni del centro Italia». Una proposta «ottima» per Lucio Malan, da estendere «ad aree fuori dal centro».
Nello scontro su Unipol, mentre Antonio Tajani sottolinea che Prodi «non ha ancora detto cosa pensa realmente», intervengono i capigruppo azzurri alla Camera e al Senato. «Chi la fa l’aspetti», suggerisce Renato Schifani al vertice della Quercia che «ha dimenticato le offese e le aggressioni cui hanno sottoposto Berlusconi in 5 anni di governo, tentando di impedirgli di guidare il Paese con la dovuta serenità. Non riuscendoci, perché Berlusconi è un buon incassatore, ma che al momento giusto sa anche rispondere come oggi sta facendo», con quella che Isabella Bertolini chiama «strategia della verità». Piuttosto, chiosa Schifani, «Fassino e il gruppo dirigente Ds dovrebbero chiedere scusa alla loro base e credo all’intero Paese per lo scandalo Bancopoli».
Per Elio Vito l’invocazione della Quercia ad un «confronto sereno» è «pura ipocrisia». Quanto al caso Unipol (un «problema» del Paese per Osvaldo Napoli, «un fatto grave politicamente e non penalmente» per Guido Crosetto), «Berlusconi ha posto precise domande - incalza Vito - cui è necessario, innanzi tutto nell’interesse del Paese, che siano date al più presto risposte convincenti. Fino ad allora il caso non può considerarsi chiuso». Lapidario Alfredo Biondi: «I Ds la smettano di indignarsi. Prima il chiarimento e dopo, semmai, l’indignazione. Non viceversa».