Niente ufficio, resto a casa: pubblico batte privato 3 a 1

Per ogni impiegato del ministero guidato da Brunetta 53 giorni di non lavoro tra ferie, malattie e permessi

da Roma

Esiste una vocazione alla malattia nel pubblico impiego più alta rispetto al settore privato? Il verdetto è un secco e inequivocabile «sì». E l’operazione trasparenza promossa da Renato Brunetta, nella sua qualità di battagliero ministro della Pubblica amministrazione e dell’Innovazione, riporta nuovamente sotto i riflettori una questione - quella dell’assenteismo tra gli statali - sollevata negli ultimi anni a più riprese da soggetti come la Ragioneria generale dello Stato, Confindustria e da giuslavoristi come Pietro Ichino.
La prima mossa messa in campo dall’economista veneziano è quella di trasformare in una sorta di teca di vetro il suo ministero. Avviene così che on line sul sito www.innovazionepa.it chiunque possa leggere una serie di informazioni sui 312 dipendenti pubblici del dicastero, compresi i tassi di assenza. Ed ecco i numeri. Nel 2007 il personale del Dipartimento della Funzione pubblica e del Dipartimento per l’Innovazione ha totalizzato 16.261 giorni di assenze tra ferie, malattie, permessi retribuiti, legge 104 e congedi parentali. Ma il numero scende a 6.814 giorni se si escludono le ferie. In particolare, i 256 dipendenti del dipartimento Funzione pubblica, tra dirigenti e impiegati, hanno totalizzato 13.559 giorni di assenza in totale. Al netto delle ferie il numero diminuisce a 5.682 giorni, per una media di 22 giorni a persona. Una media che si abbassa un po’ per i 56 dipendenti del dipartimento per l’Innovazione e le tecnologie che, escluse le ferie, arrivano a 20 giorni in media ognuno e a 1.132 totali, mentre con le ferie toccano quota 2.702 giorni.
Il dicastero, in calce alla tabella sui tassi di assenza, rende nota anche la media annuale dei giorni di assenza per malattia, pari a 11. Scorrendo i dati emerge che a parità di numero di dipendenti, 23, le assenze degli addetti alle relazioni sindacali superano quasi del doppio quelle di chi si occupa della comunicazione del ministero. Tra permessi, malattie e congedi parentali i primi si sono assentati per 689 giorni, gli altri per 365 nel 2007 e la media pro capite annuale è stata rispettivamente di 30 e 16 giorni. Si tratta, comunque, di una operazione «in progress», che intende arrivare a pubblicare sul sito anche gli obiettivi, le valutazioni, gli indicatori finanziari di spesa e di qualità. «Ne vedremo delle belle» dice convinto Brunetta: «Il gioco è appena iniziato, l’appetito viene mangiando».
Quel che è certo è che negli ultimi anni in molti si sono esercitati nella difficile impresa di comparare il tasso di assenteismo del pubblico con quello nel privato. La mappa più puntuale delle assenze dei lavoratori statali era quella dispiegata nel «Conto annuale» della Ragioneria generale dello Stato relativa ai dipendenti del pubblico impiego nel 2005. Complessivamente a parte i 29,16 giorni di ferie che mediamente spettano a ciascun dipendente pubblico, si aggiungono 18 giorni tra malattia e permessi retribuiti. Ci sono poi due giorni e mezzo di altre assenze, anche se in questo caso non retribuite, e i giorni di sciopero, che però complessivamente pesano meno del’1 per cento sulle assenze totali. La media alla fine fa 50,7. E la corsa al certificato medico non fa grandi distinzioni fra gli statali del Sud e quelli del Nord.
Più difficile arrivare a una misurazione così accurata nel privato dove le medie oscillano tra i 5 e gli 8 giorni di malattia annui per ciascun lavoratore. Non tutte le occupazioni producono la stessa inclinazione all’assenteismo. La forbice, infatti, si allarga per gli operai - più esposti alle malattie - e si restringe per gli impiegati. Le assenze, inoltre, risultano essere maggiori al Sud rispetto al Nord, con le donne meno presenti sul lavoro rispetto ai colleghi maschi. In ogni caso, comunque si rigirino i dati, la partita dell’assenteismo viene vinta in maniera schiacciante dal settore pubblico, con un rotondo risultato di tre a uno. Uno score che non sarà certo facile da ribaltare anche per un allenatore motivatissimo come Renato Brunetta.