«Niente zoccoli, qui siamo a Capri»

Multe fino a 495 euro per chi «ruba» la sabbia a Cabras

Eleonora Barbieri

da Milano

Avete adocchiato un fantastico paio di zoccoli di legno, di quelli belli pesanti, stile anni ’70 e già state pregustando il figurone che fareste per le vie di Capri? Lasciateli pure in vetrina, perché sull’isola dei Faraglioni non potrebbero neppure calcare il terreno: un’ordinanza comunale vieta infatti ai turisti di indossarli per passeggiare, causa l’eccessivo rumore. E, si sa, gli ospiti capresi alla quiete ci tengono; del resto, non correrete nemmeno il rischio di rimanere scalzi, perché potrete rifarvi con un bel paio di sandali isolani rigorosamente fatti a mano. Non si tratta dell’unico divieto in vigore nella perla del Golfo di Napoli: la radio, in paese e sulle spiagge, deve rimanere assolutamente spenta e di giocare al pallone, ovvio, non se ne parla nemmeno; non si può dar da mangiare ai colombi e neanche sedersi sulle scale della chiesa sulla mitica piazzetta. Gli ambulanti, poi, dovranno tentare di fare affari da qualche altra parte: parei e collanine si possono vendere solo nei negozi.
Il bon ton, d’altronde, non vige solo sul ciottolato esclusivo di Capri: è la regola d’oro per l’estate 2005 lungo tutta la penisola. A partire da Montecatini, dove ai turisti accaldati è proibito bagnarsi nelle fontane così come camminare per le vie del centro in costume o a torso nudo; chi cerca un po’ di riposo, poi, non può sdraiarsi sulle panchine. Le multe sono salate, da 25 a 500 euro, anche per gli appassionati di skateboard che si avventurino su scalinate, monumenti, cordoli «e altri arredi urbani». Niente look da spiaggia, quindi: l’eleganza è d’obbligo, qui come ad Alassio, sulla riviera di Ponente. Nel celebre «budello» della località ligure, dove pur si elegge «Miss Muretto», il bikini è off-limits: c’è persino un cartello all’ingresso del paese, con tanto di «X» disegnata su una bella ragazza in costume da bagno. Il tabù, è chiaro, vale solo per le vie del centro: in riva al mare si può ancora girare tranquilli.
Eleganza o meno, qualche volta i divieti fanno sorridere: come quello in vigore a Mondello, il litorale di Palermo, dove è bandito «l’impiego delle cabine come abitazione o comunque per pernottare o campeggiare». Non è uno scherzo: è scritto al comma 11 dell’articolo 4 dell’ordinanza della Capitaneria di porto, con riferimento alla pratica di trasformare la spiaggia nel proprio soggiorno di casa. Non solo: sono proibite anche la pubblicità e «la produzione di suoni molesti». Se ci si sposta un po’ più a sud, nell’isola di Lampedusa, ci si trova davanti a una restrizione tutta naturalista: accesso limitato alla splendida «spiaggia dei conigli», dalle 8 alle 20, perché, nelle ore notturne, i turisti disturberebbero il deposito delle uova delle tartarughe. Rumore bandito anche a Lignano, in Friuli-Venezia Giulia: qui, in agosto, è bloccata qualsiasi attività edilizia. Sull’Adriatico, una tappa è d’obbligo ad Eraclea (in provincia di Venezia): sulla spiaggia sono proibite le buche nella sabbia - come faranno i bambini? - e la raccolta di conchiglie: si possono guardare, toccare, ma non portare sotto l’ombrellone. Così come si può solo godere della finissima sabbia di Is Aruttas a Cabras (Oristano): chi osa rubarne un granellino rischia di pagare fino a 495 euro. Stessa cifra per chi volesse portarsi via, per ricordo, le palme nane del Sinis; mentre i fumatori - oltre ad essere invitati a non accendersi sigarette - devono attenersi alle regole della buona educazione: niente mozziconi infilati nell’arena a mo’ di paletti, pena 360 euro di multa. Infine, chi ama camminare lungo la riva può scegliere la spiaggia di San Felice Circeo, sul litorale di Terracina: qui i primi cinque metri dell’arenile sono infatti vietati ad asciugamani, sdraio e ombrelloni e sono lasciati liberi per le «passeggiate» marine.