Niet! Con la destra non si deve parlare

L’intellighenzia sempre più vittima del complesso di superiorità L’ultima: lo scrittore Nori «processato» per un articolo su «Libero»<br />

Per ora si sa soltanto che s’intitola Perché siamo stronzi. La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo le elezioni del 2009; che lo ha scritto un intellettuale di sinistra che però ha scelto di pubblicarlo in una casa editrice di destra; che l’autore ha preferito l’anonimato ma avvalendosi della prefazione di Gad Lerner e la postfazione di Gianfranco Fini; e che il libro affronta, polemicamente e passionalmente, uno dei temi più delicati dell’attuale dibattito politico e culturale, ossia: perché io che sono di sinistra e rappresento la parte migliore, più colta e illuminata del Paese dovrei perdere tempo e dignità a parlare con uno di destra, che nel migliore dei casi è un deficiente semianalfabeta e nel peggiore un criminale mafioso, e per di più mi sembra anche che gli puzzino i piedi?

Forte di un sottotitolo tanto provocatorio quanto esplicito - «Ecco perché l’abbiamo già presa in quel posto un paio di volte, e soprattutto ecco perché se continuiamo così lo continueremo a prendere ancora» - il velenoso pamphlet non mancherà di inasprire il già di per sé duro confronto politico e sociale che da tempo lacera l’Italia. Da una parte l’intellighenzia - naturaliter di sinistra - onesta e morale. Cioè loro. Dall’altra gli ignoranti - naturaliter di destra - ladri e anche un po’ fascisti va’ là... Cioè noi.

Bene. Alieni da quel linguaggio fastidiosamente codificato tipo «Io sì che la so lunga», lontani dall’ormai insopportabile “politicamente corretto” («Tu non puoi parlare come vuoi anche se poi però io posso dirti “stronzo”, se mi va»), estranei da stucchevoli schemi logici del genere «Tu non puoi capire», e soprattutto scevri di quella supponenza morale che ti spinge a parlare sempre e comunque alla parte migliore del Paese, loro stanno dicendo - ripetendolo in tutti i modi, con mille dimostrazioni, a ogni occasione - che con noi è meglio non parlare. Non sta bene. Non è cosa. Non si fa.

Splendido esempio del profondo, antropologico e ineliminabile razzismo intellettuale della Sinistra, il rifiuto al riconoscimento della dignità morale e culturale dell’avversario, più che di un ironico pamphlet sarebbe degno di una vera analisi psichiatrica. Ma per chi si accontenta, basterebbe un breve florilegio. Dove, tra gli ultimi casi, troverebbero posto il rifiuto - ieri - del direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais a partecipare a un seminario organizzato da Sergio Zavoli sulla televisione italiana perché l’apertura dei lavori era affidata al senatore del Pdl Renato Schifani («Per un minimo di moralità e di senso dello Stato non potrei ovviamente stringergli la mano»), oppure i continui, ripetuti, spocchiosi disconoscimenti dell’autorità e delle competenze del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi (ancora questa mattina, nella rassegna stampa «Lateral» di Radio Capital, dove scherzando ovviamente si può dire tutto e di peggio), oppure quello che è successo di recente sulla rivista online più “in” della sinistra cultural-snob, Nazione Indiana
(http://www.nazioneindiana.com): un blog collettivo che raccoglie la meglio intellettualità progressista, illuminata e illuminista tra i quali critici letterari, scrittori, editor, docenti universitari: da Roberto Saviano a Gianni Biondillo, da Andrea Cortellessa a Evelina Santangelo (e da qui sono passati Antonio Moresco, Giulio Mozzi, Carla Benedetti, Aldo Nove, Tiziano Scarpa, Dario Voltolini, per dire l’autorevolezza del sito). Una prateria senza steccati ideologici dove far scorrazzare le opinioni più libere e le idee più eretiche. Ma dove, qualche settimana fa, si è intentato una sorta di processo in contumacia, con condanna in effigie, dello scrittore Paolo Nori, colpevole di avere firmato un articolo - lui, intellettuale di sinistra - su un giornale di destra: Libero. Con una discussione che si è presto intelligentemente allargata all’annoso tema dell’impresentabilità della cultura di destra (inesistente nei peggiori dei casi, prezzolata nei migliori). Una moderata e colta discussione che, come spesso in questi casi, è sfociata nel più puro e cristallino odio ideologico.
«Sono sgomento a vedere il nome “Nori” accanto alla testata Libero. Spero che Nori, o qualcun altro in grado, possa chiarire», è il commento di un critico altrimenti finissimo come Andrea Cortellessa (PS: «Chiarire»? Ma cosa?). E poi, in una lunga cascata di 193 autorevoli commenti, una esemplare reazione sdegnata della sinistra intellettuale contro quotidiani come il Giornale e Libero e il loro «rigoroso, rabbioso e a volte squadrista allineamento sulle posizioni specificatamente espresse da Berlusconi e dai suoi più fedeli alleati, posizioni spesso palesemente contrarie allo stato di diritto» (PS: scritto da una editor dell’Einaudi!); «il giornale Libero è un portale che conduce a una sorta di quarta dimensione, dove ogni regola professionale ed etica del giornalismo non solo viene calpestata, ma viene pubblicamente ricoperta di cacca-con-sghignazzo»; «un giornale di merda»; «sponsor quotidiano di intolleranza e non rispetto della legge», «un manganello al servizio di Berlusconi» (PS: scritto da gente che poi pubblica per Mondadori e Einaudi, ma naturalmente non è la stessa cosa...). E tanto altro ancora, ricordando ora la mai tramontata «pregiudiziale antifascista» ora la inevitabile «prostituzione intellettuale». Déjà vu.

Per inciso: noi che non solo firmiamo, ma lavoriamo per il Giornale, già paventiamo l’inevitabile resa dei conti, non appena cadrà il Capo: gli ultimi editorialisti asserragliati nel ridotto di Arcore, la nuova piazzale Loreto in via Negri, le epurazioni, la strage di Segrate, la normalizzazione del Giornale... Poi ci sovviene la seconda vita giornalistica di fascisti della prima ora - in odore di antisemitismo - poi riciclatisi in sinceri democratici, come Bocca e Scalfari, e ci passa la paura...
Intanto, mentre i Tribunali del Popolo continuano a lavorare nel segreto della Rete, i giusti continuano a non parlare con i malvagi e i buoni sfuggono con sprezzo del pericolo alle tentacolari spire della censura di Regime, noi siamo ancora qui. Aspettando, con ansia, di leggere questo esemplare Perché siamo stronzi. La sinistra e il complesso dei migliori. Per noi semi-analfabeti c’è sempre da imparare.