Il «niet» di Scalfari e Colombo

Francesco Kamel

da Roma

Opposizione e poteri forti da tempo vanno a braccetto, ma stavolta il «concerto» non c’è stato. Il neocentrismo ha acceso i terminali del salotto buono, ma la sinistra all’idea di una nuova Balena Bianca ha già scavato la trincea.
D’altronde, la possibile nascita di un grande partito di centro o comunque un suo rafforzamento (sia di qua che di là dalla cortina di ferro bipolare) è una prospettiva da brivido per la sinistra italiana. Molti possono essere gli sviluppi (o le letture di parte) per un soggetto politico del genere: il Ppe italiano, il «partito della borghesia illuminata», il salvagente della Casa delle libertà, l'inciucio del secolo, o la definitiva affermazione di Francesco Rutelli nella competition coi Ds. Tutto e il contrario di tutto insomma. Ma se l’incubo del grande centro si materializzasse una cosa appare certa: comporterebbe l’emarginazione dei Ds e il tramonto politico di Romano Prodi.
Per questo, sul «quotidiano partito» di Repubblica, Eugenio Scalfari boccia senza appello la prospettiva di un nuovo grande centro asserendo che «vanno tenuti distinti gli elettori di centro dai partiti di centro: i primi sono preziosi, i secondi sono dannosi». Per il fondatore di Repubblica «la soluzione migliore, in tempi agitati come questi, sta invece in una vittoria netta di una delle due coalizioni, e all’interno di essa, nel rafforzamento altrettanto netto del partito che funge da pilastro centrale». E poi l’affondo: «La tentazione di dar vita a partiti di centro permane» e oltre che in alcuni partiti «si fa sentire soprattutto nella business economy». Comunque sia, per Scalfari il dibattito è solo «un chiassoso circo equestre di scadente qualità».
Mentre Scalfari scriveva la sua «messa cantata» della domenica, a Torino La Stampa, giornale della Fiat, intervistava il professor Mario Monti, uno dei possibili prossimi ministri in un governo dell’Unione. Così, mentre il Fondatore di Repubblica dava un uppercut sul progetto neocentrista, l’ex commissario europeo all’Antitrust rilanciava l’idea che, da sortita di Gianfranco Rotondi, segretario della Dc, diventava in un colpo solo progetto della «borghesia illuminata» e dei centristi di tutti i poli. Sarà un caso, ma la concatenazione è micidiale e l’apertura all’ipotesi del grande Centro che Monti ha accompagnato con massicce dosi di sfiducia nei confronti del centrodestra e del centrosinistra, finisce per sembrare lo specchio politico di quel giudizio negativo espresso dall’agenzia di rating Standard & Poors sui due poli della politica italiana.
Se le acque a sinistra erano già agitate per la «questione morale», il progetto della Balena Bianca in versione chic, è addirittura una bomba a orologeria. Bastava leggere il commento di Furio Colombo sull’Unità di ieri che, per l’occasione, fa una garbata polemica contro un articolo sul Corriere della Sera dell’economista Michele Salvati. Dice l’ex direttore dell’Unità che Salvati «per costruire il centro che, lui pensa, sarebbe salvifico in Italia, fa alla fotografia del centrosinistra italiano ciò che si fa in certe famiglie dopo brutte liti». Per Colombo «il metodo della fotografia tagliata è curioso perché svela il legame tra sogno del centro e sistema proporzionale, una vistosa nostalgia emergente. È un luogo di pace instabile e inesistente come l’occhio del tifone (adesso c’è ma poi all’improvviso si sposta) che si realizza solo con sistemi elettorali che ti inchiodano a un “prima” che ben pochi rimpiangono». Per Colombo il centro «se esiste, fa bene ad allearsi con una grande coalizione decisa a vincere, senza tagliare le foto di famiglia». Un consiglio, quello di Colombo, ovviamente interessato, ma che arriva ventiquattr’ore prima della sortita dell’ex commissario Monti e c’è già qualcuno che avanza un’ipotesi: la sinistra che non ci sta (e sapeva) ha voluto giocare d’anticipo per prendere in contropiede il progetto neocentrista.