Niger, la Farnesina è immobile e gli italiani si liberano da soli

Marta Ottaviani

Alla fine si sono liberati da soli. Carlo Chiodi, uno dei due turisti italiani sequestrati sul confine fra Niger e Ciad lo scorso 21 agosto, ieri nel tardo pomeriggio ha telefonato all’agenzia stampa Reuters e ha detto: «Non sono prigioniero... mi considero libero. In questo momento dobbiamo trovare la strada per andarcene», precisando che il terreno montuoso dove si trova il nascondiglio dei ribelli è disseminato di mine. «Il problema - ha detto poi Chiodi - è che il governo nigerino considera me e Ivano simpatizzanti dei ribelli, che noi li supportiamo e gli diamo anche istruzioni. La verità è che eravamo qui in vacanza». Qualche ora dopo arriva anche la conferma Fronte Far Sahara: «Sono liberi, ma il Niger ha bloccato tutte le strade d’uscita».
Peccato che, sembra quasi un paradosso, anche davanti a queste dichiarazioni, per il ministero degli Esteri italiano sono ancora prigionieri. Ieri pomeriggio il Giornale ha cercato di mettersi in comunicazione telefonicamente sia con Giovanni Davoli, l’inviato speciale del ministero degli Esteri in Niger, sia con la Farnesina. In particolare, Carlo Schillaci, funzionario del ministero, al telefono ha spiegato come stanno realmente le cose per la diplomazia italiana.
«La vicenda di Claudio Chiodi e Ivano De Capitani è ancora in corso - ha spiegato - e non ha ancora trovato la sua positiva conclusione. I due turisti italiani potranno essere considerati liberi solo quando non saranno più con i loro prigionieri». Il ministero degli Esteri mantiene un atteggiamento quanto mai prudente sulla faccenda. «In questo momento - continua Schillaci - non ci sono nuovi elementi. Stiamo lavorando. Non abbiamo ragione di ritenere che i sequestratori non li rilasceranno, siamo in attesa di novità concludenti».
Quando arriveranno queste buone notizie, è impossibile stabilirlo. Intanto le famiglie incrociano le dita e sperano. «Abbiamo appreso dai telegiornali che mio fratello e il suo compagno di sventura non sarebbero più prigionieri. Noi familiari, però, non abbiamo ricevuto da loro alcuna notizia», ha detto Noemi De Capitani, sorella di uno dei due turisti rapiti. «Se è vero che sono liberi - aggiunge - non posso essere che felice e spero che mio fratello si metta al più in contatto con la sua famiglia che in questi giorni ha vissuto ore di angoscia».
Chiodi e De Capitani sono stati rapiti dal Fronte Far Sahara. La situazione è resa ancora più delicata per il fatto che il governo nigerino ha trovato visti di ingresso falsi sui loro passaporti. Il portavoce del governo di Niamey ha parlato di «natura e carattere sospetto dell’escursione degli italiani». All’inizio sembrava che la loro disavventura dovesse risolversi due giorni fa, quando è nato un giallo che ha gettato molte ombre sulla vicenda. Martedì, alcuni media li davano già per liberi e in viaggio alla volta della Tunisia. Ma la Farnesina ha subito smentito seccamente la notizia.
Nello stesso giorno, Giovanni Davoli ha dichiarato: «La situazione è complessa, stiamo attivandoci per realizzare le condizioni di sicurezza in cui possa avvenire il rilascio dei nostri due connazionali. La priorità resta garantire la loro incolumità». Davoli poi smentito le notizie di contrasti con il governo nigerino. «Continuiamo a lavorare in stretta collaborazione con la autorità di Niamey».
E qui la doccia fredda. L’esecutivo nigerino, infatti, non solo ha dichiarato di «sganciarsi completamente dal problema» per «assenza di cooperazione» da parte delle autorità italiane, ma anche di essere «sorpresi e scandalizzati per la manipolazione degli ostaggi parte dell’Italia», ha detto Omar, aggiungendo che questa «è consistita nell'attribuire ai rapitori idee malevoli». Un giudizio certo poco lusinghiero per la diplomazia italiana. Che a dopo due giorni continua a trincerarsi dietro un «no comment».