«Niger-gate, Italia senza colpe» Fini boccia il dossier patacca

Il capo del Sismi e il sottosegretario Letta oggi alla commissione parlamentare di controllo smonteranno le accuse al governo. Ledeen querela «La Repubblica»

da Roma

L’Italia non ha «alcuna responsabilità, né colposa né dolosa». Arriva da Gianfranco Fini l’ennesima smentita sul coinvolgimento del Sismi nel confezionamento del dossier-patacca sull’uranio nigerino. Il ministro degli Esteri, intervenendo nella trasmissione Otto e mezzo su La7, si rifà ai comunicati diramati nei giorni scorsi da Palazzo Chigi, ma - aggiunge - «non si può dire che sia una bufala», perché «a domande precise bisogna rispondere».
La risposta arriverà oggi stesso, quando il capo degli 007 Nicolò Pollari e il sottosegretario Gianni Letta verranno ascoltati dal Comitato di controllo sui Servizi segreti in un Palazzo San Macuto affollato dai giornalisti italiani e stranieri (soprattutto americani) che hanno inondato di richieste di accredito l’ufficio stampa del Parlamento. Davanti al Copaco, dove il capo del Sismi ha chiesto di sua spontanea volontà di essere convocato, Pollari e Letta smonteranno punto per punto, carte alla mano, la ricostruzione della Repubblica che in questi giorni sembra avere raccolto pochi consensi anche nel centrosinistra, nei palazzi della politica come nei giornali in quota Unione. Proveranno che le ricerche d’intelligence sul possibile acquisto di uranio da parte dell’Irak sono state al centro di scambi informativi con gli alleati, ma il Sismi non ha mai accreditato il dossier-patacca di cui gli viene attribuita la paternità.
Ieri, intanto, il generale Pollari ha incassato nuove (e trasversali) attestazioni di stima. Dal vicepresidente del Copaco Maurizio Gasparri di An («i nostri Servizi si sono comportati con trasparenza e correttezza, mentre al massimo qualche altro Paese ha dato credito o ha utilizzato personaggi di scarsissima attendibilità; la sinistra rinunci a sollevare polveroni»); dal sottosegretario alla Difesa Francesco Bosi, Udc («appare sempre più chiaro come dietro agli attacchi a Pollari vi siano grandi manovre da parte della sinistra per destrutturare i Servizi e preparare, così, il clima giusto in vista di un ipotetico cambio di maggioranza; a Pollari, al Sismi e al Sisde dev’essere riconosciuto un grandissimo merito per come hanno saputo gestire una fase così difficile»); dal leader Udeur Clemente Mastella («Pollari è un uomo di grande competenza e professionalità, che ha sempre lavorato bene e la cui correttezza è fuori discussione; uomini come l’attuale direttore del Sismi sono utili e intelligenti servitori dello Stato indipendentemente da chi governa»).
Un riferimento al Niger-gate è arrivato anche dal vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini: «La disponibilità all’audizione manifestata dai Servizi è già di per sé una prova chiara - ha detto ad Al Jazeera -, e sono certo che il generale Pollari fornirà elementi e documenti tali da provare la falsità della ricostruzione». Al Copaco, intanto, c’è un clima di grande attesa. In pochi sembrano dar credito alla ricostruzione della Repubblica (ieri querelata da Michael Ledeen, l’esperto di politica estera dell’American enterprise institute di Washington), mentre c’è chi ipotizza che il «polverone» nasconda una «guerra fra apparati americani» con «riflessi in Italia», invitando a non accanirsi contro il Sismi e il suo capo. Perché anche a sinistra, a ben guardare, non tutti hanno la memoria corta. E se fosse vero quel che dice il senatore Gigi Malabarba (Prc), e cioè che «i contrasti sono cominciati quando è stato deciso di comune accordo di trattare per la liberazione degli ostaggi», dimenticare che quella scelta fu condivisa dall’opposizione sarebbe un’omissione - questa sì - davvero imperdonabile.