Niger-gate, il verbale segreto della «Signora»

«Martino disse che con quei documenti avrebbe avuto un lauto guadagno con una agenzia di Bruxelles. Mi sono limitata solo a fornire le copie dei documenti»

(Nell’interrogatorio del 7 febbraio 2005 la segretaria dell’ambasciata del Niger indirizza i suoi sospetti su Rocco Martino e rivela dei contatti di quest’ultimo con i Servizi francesi interessati ai carteggi sui traffici d’uranio)
«Ho iniziato ad avere sospetti su Rocco Martino dopo la vicenda relativa al furto commesso all’ambasciata nel 2001. In particolare ho sempre sospettato di lui a fronte dell’insistenza dello stesso di avere copia di un contratto tra il Niger e l’Irak sulla fornitura di uranio a quest’ultimo Paese. Tale contratto non è mai esistito ma solo semplici rapporti e accordi tra i due Paesi finalizzati ad un eventuale accordo commerciale. Il Martino mi ha sempre detto che laddove fosse venuto in possesso di un eventuale contratto tra le parti citate avrebbe avuto un lauto guadagno da una non meglio indicata società di “intelligence” di Bruxelles della quale lo stesso faceva parte. Io mi sono limitata nel tempo a fornire a Martino copie di documentazione dell’Ambasciata dove c’erano tracce delle intese del Niger con l’Irak in particolare. Ricordo anche di aver fornito una bozza di accordo con la Cina e forse con la Corea sempre sulla possibile fornitura di uranio. Voglio anche aggiungere di aver fornito una copia del cifrario segreto dell’ambasciata del Niger ad Antonio Nucera, all’epoca in cui io collaboravo con il Sismi, credo fosse intorno al 1995-96 (...). Ho lavorato con Nucera fino al 1997-98, poi subentrò un suo collega sempre del Sismi che si chiamava (...) con il quale ho collaborato fino al 1998-99. Questo suo collega non sapeva del mio rapporto con Martino».
(La Signora racconta, nei dettagli, come, dove e quando ha iniziato a frequentare Rocco Martino. È una ricostruzione semplice, che toglie via dubbi e improbabili teoremi)
«Il Martino mi fu presentato dal Nucera, non ricordo quando, credo nel febbraio del 1999, epoca in cui, come ho detto, il mio referente del Sismi era (...). Ricordo il mese di febbraio perché in concomitanza con il mio compleanno il Martino mi fece un piccolo omaggio, una scatola di cioccolatini. Nucera venne un giorno in ambasciata e mi disse che per un periodo si sarebbero interrotti i rapporti miei con il Sismi per una loro ristrutturazione interna e, quindi, avrei potuto lavorare con un suo conoscente ed amico, Rocco Martino che mi disse lavorava per una agenzia di intelligence a Bruxelles. Ricordo che Nucera me lo presentò presso un bar sotto l’ambasciata. Poi non ho più avuto modo di frequentare il Nucera. Per quanto riguarda, invece, i miei rapporti con Martino li ho interrotti nel 2003 anche su consiglio di (...) mio referente al Sismi».
(A proposito del furto in ambasciata, dalle carte della Procura spunta anche un verbale di denuncia del 2 gennaio 2001 redatto da Mounkaila Arfou, funzionario dell’ambasciata nigerina in via Baiamonti a Roma. Dalla lettura si può capire perché si pensò, e si continua a pensare, a un furto simulato legato al Nigergate: rubati solo tre profumi e un orologio).
«Premetto di essere un addetto dell’ambasciata del Niger. In data odierna, alle ore 8.45, ricevevo una telefonata nella mia abitazione dalla segretaria dell’ambasciata, signora (...) la quale mi riferiva che nella mattinata odierna si era recata presso gli uffici della predetta ambasciata, sita in via Baiamonti numero 10 a Roma, veniva contattata dal portiere dello stabile, il quale come ogni lunedì mattina effettua le pulizie degli uffici e così facendo notava che gli stessi erano a soqquadro. Appreso ciò mi recavo sul posto e unitamente alla segretaria e al portiere, accedevo all’interno. Gli uffici si presentavano in subbuglio, e precisamente l’ufficio dell’Ambasciatore, l’ufficio del Consigliere e il mio ufficio. Da un primo inventario risulta mancare dal mio ufficio un orologio marca Breil, numero tre profumi e null’altro. Al momento non sono in grado di dire se dall’ufficio dell’Ambasciatore e da quello del consigliere manchi qualcosa poiché gli stessi sono fuori Roma. La porta di ingresso presenta segni di forzatura, non siamo assicurati per questo tipo di eventi, non ho sospetti su chi possa essere l’autore dei fatti che ho esposto».
(A sorpresa sempre dai carteggi giudiziari spunta un altro furto legato, anche temporalmente, al Nigergate. Lo subisce il 31 gennaio 2001 nella propria abitazione romana, Adam Maiga Zakariaou, il Consigliere dell’ambasciata. Anche qui le modalità d’azione dei ladri sembrano a dir poco anomale)
«Verso le ore 17, uscivo unitamente alla mia famiglia dall’abitazione presso la quale risiedo che è ubicata in Roma in via (...). Nel far ciò provvedevo a chiudere tutte le finestre, nonché a chiave, la relativa porta di ingresso. Preciso che a nessuno avevo comunicato che a quell’ora sarei uscito di casa. Verso le ore 19.10 del 31 gennaio 2001 facevo rientro presso la suddetta mia abitazione e constatavo che nel frattempo ignoti avevano divelto e rimosso la grata metallica posta a protezione della finestra della mia camera da letto. Inoltre, al fine di introdursi nell’appartamento, avevano scardinato la serranda in plastica e la finestra in vetro, montate in corrispondenza dell’apertura protetta nella sopracitata grata metallica. Una volta entrati hanno messo a soqquadro i vari ambienti del mio appartamento. In particolare hanno frugato nei cassetti dei mobili della mia camera da letto, di quella dei bambini ed in quelli esistenti nel ripostiglio posto vicino alla porta di ingresso. Inoltre anche i cassetti del mobile libreria del salone sono stati aperti dai ladri. Da un primo esame da me effettuato risultano mancanti due vecchi orologi di scarso valore commerciale, e un anello in oro, anch’esso di poco valore. Aggiungo che solo la finestra della mia camera da letto risulta avere tracce di effrazione. Non ho sospetti su alcuna persona».
(3. Continua)