Nigergate, le registrazioni segrete dello 007 Martino con le sue fonti

(Siamo agli albori del Nigergate. Il 16 febbraio 2000 Rocco Martino è in un bar con l’agente del Sismi Antonio Nucera, parlano della «fonte» - ovvero della segretaria dell’ambasciata del Niger - che il secondo cederà al primo. Prendono accordi in attesa che arrivi la «Signora» dell’ambasciata).
La «signora» arriva e i tre chiacchierano del più e del meno poi Rocco prende l’iniziativa e si scambia i numeri di telefono con l’interlocutrice. Quando la donna si allontana, Martino e Nucera commentano l’incontro. Alla richiesta di Rocco di sapere quanto la pagavano, Nucera risponde un milione e mezzo di vecchie lire. Dopodiché la conversazione si sposta su alcuni documenti che probabilmente la donna ha dato a Nucera. Accennano a codici «cifrati» e alla possibilità di decrittarli, oltre ad altri documenti che la «Signora» avrebbe fornito in passato. Rocco ringrazia Nucera e quest’ultimo gli fa capire che ha bisogno di una raccomandazione per il figlio per la conversione del brevetto di pilota conseguito in America.
(Rocco Martino non perde tempo. Lo stesso giorno chiama la nuova «fonte» e la incontra dopo aver aspettato che finisse di lavorare in ambasciata).
I due conversano a lungo, poi Martino inizia a chiederle da quanto tempo lavora in ambasciata, i nomi dei capi, se in ufficio ci sono italiani. Rocco Martino spiega di essere in procinto di partire e che quindi avrebbe bisogno, per l’indomani, di qualche documento in modo da poter dimostrare ai suoi capi l’inizio della collaborazione. La donna lascia intendere che gli porterà qualche documento così Martino la riaccompagna riferendo del gradimento da parte dei francesi che hanno interessi in quel Paese.
(La fonte dell’ambasciata nigerina ha già consegnato, a più riprese, materiale top secret a Rocco Martino. Il quale, però, il 23 maggio 2003 si lamenta direttamente con la donna per la genuinità del materiale. Due mesi prima l’Aiea - agenzia atomica internazionale - aveva certificato che i documenti erano falsi).
Dopo i soliti convenevoli, Rocco spiega alla donna che ha un problema: alcuni documenti che lei ha prodotto, dice, sono falsi. «Sono certo della tua buona fede ma è chiaro che il problema va chiarito». Martino avanza due ipotesi: o qualcuno li ha costruiti all’interno dell’ambasciata, oppure sono stati introdotti dall’esterno per farli prendere a lei. La donna ribatte con sdegno, nega di essere a conoscenza della falsità dei documenti, specie di uno specifico sull’uranio. Martino la tranquillizza e le fa sapere che comunque il lavoro da lei fatto è stato molto apprezzato dai suoi capi.
(Si è discusso tanto di come Rocco Martino ha provato a veicolare il dossier falso attraverso l’inconsapevole giornalista Elisabetta Burba di «Panorama». C’è chi è riuscito persino ad adombrare una regia del governo italiano sul fatto che il settimanale fece verificare il carteggio all’ambasciata Usa. Ecco come andò veramente)
Martino è in un bar, parla con la giornalista Burba del matrimonio della donna e dei figli. Martino afferma che uno dei figli sta preparando il concorso in magistratura, allora la Burba gli fa sapere che il fratello del marito è il presidente dell’associazione nazionale Magistrati, Edmondo Bruti Liberati. A un certo punto Rocco sbotta: «Vogliamo far scoppiare la guerra? Se tu pubblichi questa cosa, cara Elisabetta Burba (scandisce nome e cognome, ndr), l’ambasciata di questo paese africano che sta a Roma scoppia». Elisabetta risponde: «Dimmi, chi è?». Martino risponde: «Il Niger. L’ambasciata di questo Paese che sta a Roma scoppia. L’ambasciata dell’Iraq presso la Santa Sede che fa da tramite scoppia. Il Sismi, e quindi anche la stazione di Roma della Cia... diciamo che non scoppiano perché non possono scoppiare, comunque avranno grossissimi grattacapi per due motivi: o ignoravano questa cosa oppure la conoscevano e l’hanno tenuta nascosta ai loro referenti. Peggio ancora, gli ispettori (dell’Aiea, ndr) dovranno dire a Saddam: noi sappiamo che tu hai comprato questa roba (uranio, ndr), dicci dov’è. Stasera Bush farà il suo discorso, adesso le cose si sono un po’ evolute, quindi diciamo che è una cosa mega-galattica». La Burba si mostra perplessa, Rocco la interrompe: «Di questi documenti ce ne sono una cassa, io ho portato altre cose per farti vedere». Durante la conversazione Martino mostra più documenti alla Burba, fra questi c’è il famoso protocollo dell’accordo Irak-Niger. Le chiede quando potrebbe pubblicarlo, la Burba prende tempo perché nel leggere i documenti riscontra inesattezze. Rocco la incalza: «Cosa potrà succedere in Italia dopo la pubblicazione dell’articolo?». Teme per le iniziative della magistratura anche se a suo parere «l’Italia non è coinvolta». La giornalista interroga Rocco sull’autenticità dei documenti, e Martino: «Che ti devo dire, che li ho fregati insieme? Sarebbe sufficiente. Ecco perché sono molto preoccupato dell’aspetto giudiziario». La Burba avanza altri dubbi, chiede a Rocco se ha mai conosciuto Michael Ledeen o Wolf della Cia, dice che ci sono altre persone interessate ai documenti che vorrebbero incontrarlo. Alla fine Martino concorda con la Burba sul fatto che qualcuno lo vuole incastrare e nel farle il nome di Nucera del Sismi le riferisce numerosi particolari sullo 007. In un altro nastro, la Burba è in compagnia di un giornalista della Cbs che fa un sacco di domande a Martino, il quale riferisce i fatti già raccontati alla Burba puntando sul ruolo oscuro di Nucera e lasciando intendere che molti dei documenti che riceveva dalla «Signora» li passava ad un diplomatico di un paese «tranquillo». «Un mio amico».
(4. Fine)