Nigeria, fallisce tentativo di liberare gli italiani

I guerriglieri nigeriani che tengono in ostaggio tre tecnici italiani e un loro collega libanese, nel Delta del Niger, hanno annunciato ieri di avere sventato un tentativo di liberarli. Dei tagliagole locali avrebbero cercato di corrompere i rapitori con oltre 400mila euro, ma i soldi sono stati confiscati e gli ostaggi rimangono prigionieri. Lo ha rivelato Jomo Gbomo, presunto capo e portavoce dei ribelli del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend), con un comunicato inviato via mail ad alcuni organi di stampa, compreso il Giornale.
«Il 2 gennaio abbiamo scoperto un vergognoso tentativo dell’Agip (impegnata in Nigeria nell’estrazione di petrolio, ndr) per tentare di far fuggire i prigionieri in nostra custodia», ha scritto ieri mattina Gbomo. Dichiarazioni del genere vanno prese con dovuta cautela, perché fanno parte di una precisa tattica propagandistico-mediatica. Fonti del Giornale garantiscono che «nessuno va in giro con valigione piene di soldi nella boscaglia» e che le trattative continuano grazie al governatore della regione nigeriana di Bayelsa.
Secondo le accuse del Mend, il piano prevedeva «il pagamento di 70 milioni di naira (circa 410mila euro) a chi si supponeva montasse la guardia agli ostaggi». I tecnici stranieri dovevano essere «guidati a un punto dove li attendeva una barca per portarli fuori dalle insenature (del Delta del Niger, ndr)». Il tentativo di liberarli sarebbe stato affidato a un noto truffatore locale, uscito da poco di galera. Un mediatore ha portato il denaro al campo dei guerriglieri, ma il riscatto «è stato confiscato per utilizzarlo in maniera migliore». Ovviamente gli ostaggi rimangono nella foresta, ma il portavoce del Mend rincara le minacce. «Abbiamo già intimato all’Agip di non compiere azioni che potrebbero mettere in pericolo la vita degli ostaggi, che ­ scrive Gbomo ­ sono sorvegliati da guardie che hanno l’ordine di sparare ai prigionieri nel caso di un tentativo, non autorizzato, di ottenerne il rilascio».
Il capo guerrigliero accusa l’Agip di aver speso 200 milioni di naira, quasi un milione e 170mila euro, nei tentativi di liberare gli ostaggi sequestrati il 7 dicembre scorso. «Il nostro consiglio è di investire queste somme in progetti per le comunità del Delta. Una scelta - scrive il capo guerrigliero ­ che avrà un effetto maggiormente positivo su coloro i quali combattono le compagnie petrolifere».
Nel 2006 i guerriglieri hanno compiuto diversi attacchi facendo diminuire di un quinto l’esportazione di greggio della Nigeria. Decine di stranieri, che lavorano con le compagnie petrolifere, sono stati rapiti, ma il sequestro più lungo è durato cinque settimane. Con Roberto Dieghi, Cosma Russo, Francesco Arena e il libanese Imad Saliba, il Mend sembra avere cambiato tattica e punta non ai soldi, ma a uno scambio con quattro prigionieri nelle carceri nigeriane. Fra questi un paio di personaggi eccellenti: il leader separatista Al Haji Mujahid Dokubo-Asari, accusato di alto tradimento, e l'ex governatore della regione di Bayelsa, Diepreye Alamieseigha, sotto processo per corruzione.
Con un messaggio di posta elettronica inviato all’agenzia di stampa Reuter, Gbomo ha spiegato che i suoi uomini stanno «prendendo esempio da gruppi come le Farc (i guerriglieri marxisti colombiani, ndr), che tengono gli ostaggi per anni». L’Eni ha preso nettamente le distanze dalle accuse del Mend ribadendo che la società «non ha avuto contatti diretti con altri soggetti se non con il ministero degli Affari esteri e le autorità nigeriane». Non è escluso, però, che i servizi nigeriani abbiano tentato di «corrompere» una parte dei sequestratori.
I tempi lunghi si riflettono sulla salute degli ostaggi costretti a vivere nella boscaglia. Ieri Gbomo ha confermato al Giornale che Roberto Dieghi «ha alcune problemi di salute, il principale dei quali è la pressione sanguigna. Permetteremo molto presto a dei dottori di Medicines sans frontiers (un’organizzazione umanitaria internazionale presente nel Delta del Niger, ndr) di visitarlo».