Nigeria, finito l'incubo della bimba rapita

Margaret Hill, sequestrata il 5 luglio scorso davanti alla sua scuola di Port-Harcourt, è stata liberata. Suo padre ha negato che sia stato pagato un riscatto. La piccola sta bene ma è piena di punture di zanzare

Abuja - È finito domenica sera l’incubo di Margaret Hill, la bambina britannica di tre anni che i militanti nigeriani hanno liberato dopo il sequestro del 5 luglio davanti alla sua scuola di Port-Harcourt. La piccola ha già riabbracciato i genitori, secondo quanto riferito dal portavoce di governo Emmanuel Okah. «Sembra stia bene ed è di ottimo umore», ha affermato Okah mentre si sentiva sorridere la bambina in sottofondo. Al telefono all’Associated Press, Margaret ha detto di sentirsi «bene» e felice di vedere la mamma. Suo padre Mike Hill, intervistato dalla tv satellitare britannica Sky News, ha chiarito che non è stato pagato alcun riscatto. «Non credo che abbia avuto molto da mangiare», ha poi aggiunto sulla figlia, «È piena di punture di zanzare». Fonti nigeriane hanno confermato che non è stato pagato denaro per il rilascio.

Da Londra, il ministro degli Esteri britannico David Miliband si è detto «felicissimo» e ha ringraziato quanti hanno lavorato per ottenere il rilascio della bambina. «Sono felicissimo e sollevato nell’apprendere la liberazione di Margaret», ha aggiunto il capo del Foreign Office, «Sono grato alle autorità nigeriane per tutto il loro aiuto e auspico che i responsabili saranno presto consegnati alla giustizia». Margaret era stata sequestrata mentre l’auto che la portava all’Educare International School, una scuola che ospita bambini da uno a sei anni, era bloccata nel traffico a Port Harcourt. La sua madre nigeriana, Oluchi Hill, aveva precedentemente affermato che i rapitori l’avevano contattata per chiedere un riscatto, di cui non aveva voluto rivelare l’entità. Aveva anche affermato che sua figlia poteva mangiare solo pane e acqua e che gli uomini armati che la tenevano prigioniera avevano minacciato di ucciderla se i genitori non avessero assecondato le loro richieste, compresa quella che il padre prendesse il posto della figlia. Mike Hill vive in Nigeria da anni e lavora nell’industria dell’energia. Gestisce inoltre un popolare locale notturno a Port Harcourt. Quello risolto ieri era il primo sequestro di un bambino straniero nella regione petrolifera del principale produttore africano di greggio, sempre più in preda all’anarchia. Margaret, il cui autista è stato accoltellato mentre tentata vi farle scudo durante l’agguato, è la terza bambina che viene rapita in sei settimane. Gli altri due ostaggi, entrambi rilasciati illesi dopo pochi giorni di prigionia, erano figli di autorevoli famiglie nigeriane. L’8 giugno, il Foreign Office aveva invitato tutti i suoi connazionali ad abbandonare la regione. «La situazione della sicurezza negli stati di Bayelsa, Delta e Rivers non è sicura. (A loro) consigliamo dunque di lasciare» la regione, aveva annunciato il ministero che aveva aggiunto consigli pratici come «non circolare di notte e all’alba, evitare luoghi pubblici di Port-Harcourt frequentati da stranieri, compresi i bar e ristoranti». Dall’inizio del 2006, più di 180 cittadini stranieri sono stati sequestrati in questa regione petrolifera del Delta del Niger, sia da gruppi di militanti che chiedono una fetta maggiore della «torta» petrolio per le popolazioni locali, sia da parte di bande criminali per cui i sequestri di stranieri costituiscono una fonte di guadagno. Dal gennaio 2006, 31 britannici sono stati dunque rapiti e uno di loro è stato ucciso in un tentativo di liberazione con la forza delle truppe nigeriane.